Sono in corso le inchieste giudiziarie che hanno messo alla luce un sistema illecito di affidi reso possibile dalla corruzione e complicità di assistenti sociali, psicoterapeuti ed esperti dell’infanzia di Bibbiano (Emilia Romagna). Diversi professionisti e membri dei servizi sociali sono oggi indagati per aver redatto relazioni false, trasmesse al Tribunale per i Minorenni, in cui riportavano l’esistenza di abusi a danno di bambini che venivano così tolti ai loro genitori naturali per essere affidati a coppie che, secondo quanto si è avuto modo di apprendere dai media, avevano contatti e rapporti con gli stessi assistenti sociali e psicoterapeuti. Un sistema fatto di corruzione, scambio di favori e denaro sulla pelle di bambini impotenti e sui loro genitori fatti così sprofondare nella disperazione.

La Magistratura avrebbe scoperto più di un caso in cui i ricordi dei minori venivano manipolati al fine di far falsamente “ricordare” ai bambini abusi e maltrattamenti che non erano mai avvenuti. Le relazioni finivano poi sul tavolo dei giudici del Tribunale per Minorenni che non poteva far altro che togliere i bambini ai propri genitori, che nel frattempo dovevano anche sopportare le conseguenze dei procedimenti penali aperti a loro carico.

Il dato inquietante del caso Bibbiano non è solo il ripugnante patto corruttivo (che si può così riassumere: togliere il bambino ai suoi genitori naturali per affidarlo a terzi in cambio di denaro) che distrugge le esistenze di bambini indifesi e dei loro genitori accusati, falsamente, di abusi e maltrattamenti, ma anche il movente “ideologico” di queste illecite operazioni. Le persone coinvolte infatti sembrano voler delegittimare il ruolo della famiglia naturale in favore di forme di genitorialità inusuali e meno diffuse, quali nuclei monogenitoriali ovvero nuclei con due affidatari della stesso sesso. L’obettivo ideologico, perseguito a scapito dei bambini, era quello quindi di assicurare non solo una piena equiparazione tra la famiglia naturale e quelle monogenitoriali o con genitori dello stesso sesso, ma di arrivare a sostenere la superiorità delle seconde sulle prime, individuando nella famiglia naturale il centro privilegiato per la consumazione di abusi. Purtroppo le cronache hanno evidenziato che in alcuni casi i bambini venivano tolti alle famiglie di origine, accusate falsamente di maltrattamenti, per poi essere affidati a persone che veramente abusavano di loro.

Questi drammatici fatti hanno gettato una lunga ombra su tutti gli operatori dei servizi sociali di tutta Italia.

Normalmente le famiglie hanno una naturale forma di diffidenza nei confronti degli assistenti sociali, infatti, a nessuno piace essere giudicato nel modo in cui si educano e crescono i propri figli. Sono numerosi i casi in cui le famiglie non condividono le intromissioni dei servizi e quindi si pongono in contrapposizione con gli assistenti sociali mostrandosi poco collaborative.

Queste naturali forme di preoccupazione, disagio, diffidenza e contrasto si sono enormemente acuite dopo lo scandalo di Bibbiano rendendo per tutti gli oeratori del settore, avvocati compresi, più difficile riuscire ad operare.

Il caso di Bibbiano ci si augura sia un fatto isolato, un sistema non replicato e non replicabile nel resto dell’Italia (anche se il diverso caso della comunità Forteto in Toscana dovrebbe determinare riflessioni più approfondite circa il funzionamento del sistema dei servizi e più in generale del Tribunale specializzato per i minori). L’eccezionalità del fatto rende difficile capire come sarebbe possibile creare i giusti anticorpi per prevenire il ripetersi di questi fatti.

Una cosa, però sarebbe possibile fare: evitare di appiattirsi sulle conclusioni delle relazioni dei servizi, dei periti, dei neuropsichiatri infantili etc. Il Tribunale, infatti, poggia le proprie decisioni essenzialmente su quelle che sono le attività dei servizi, le relazioni dei periti a vario titolo nominati etc. Questo atteggiamento fa si che le sorti della vicenda processuale siano dipendenti dalle conclusioni degli assistenti sociali e dei consulenti, anche in presenza di relazioni sintetiche con un impianto motivazionale spesso superficiale e frettoloso. Tornare a fare un’istruttoria accurata e completa, potrebbe evitare che persone senza scrupoli possanno arricchirsi o perseguire scopi ideologici a discapito dei bambini.