A volte ci sono buone idee in grado di restituire il sogno di un’Europa unita, solidale, in grado di costruire  ponti al posto dei muri e al filo spinato delle frontiere.

La buona idea, nata da 4 ragazzi universitari torinesi circa due anni fa, si chiama “Pulmino verde” e aveva l’intento di portare aiuti, con una vera e propria staffetta partita da Torino e dintorni, al campo profughi di Idomeni, in Grecia. Dopo quasi duemila  km percorsi attraverso sei Stati, il pulmino arriva in Grecia, dove ha iniziato la sua attività, dividendosi tra i due campi profughi posti in prossimità del confine con la Macedonia. Grazie al sostegno dell’associazione Lighthouse Relief che opera nell’ Eko Refugee Camp, situato nell’area tra Idomeni e Polykastro in Grecia,Costanza e Fernanda Torre, Marco Ceretto Castigliano e Federica Zanantonio Martin, sono riusciti a  portare alla popolazione anche beni di prima necessità raccolti  grazie al sostegno di tanti che si sono attivati lungo la staffetta di viaggio.

Nell’arco di questi due anni Pulmino verde ha continuato a lavorare in ambito di integrazione attraverso workshop  con i ragazzi del liceo Spinelli di Torino e presso il Cas (Centro Accoglienza Straordinaria) di Alpignano con il progetto “Club del libro” che ha permesso a numerosi residenti del centro di approfondire la lingua italiana, la storia e l’educazione civica.

Oggi il Pulmino e’tornato in strada con una nuova iniziativa “Scusate il disturbo”, una passeggiata per mostrare a 25 ragazzi africani del Cas di Alpignano i luoghi storici del centro di Torino. In serata la festa si sposterà in Via Baltea 3, dove sara’presentato il documentario prodotto durante il progetto nel liceo Spinelli e la mostra fotografica organizzata al Parlamento Europeo di Strasburgo.

“Le storie conosciute in questi due anni di Pulmino, ti permettono di metterti nei panni dell’altro, di guardare le cose da un altro punto di vista-racconta Fernanda Torre, presidente della onlus Pulmino verde-Oggi il mondo del sociale e dell’associazionismo e’in grave difficolta’, trovare volontari disposti ad intraprendere percorsi che portano via tempo alla vita quotidiana non e’cosi scontato. Il contesto nel quale stiamo lavorando e’tutto tranne che favorevole, spesso l’obiettivo non e’colpire il migrante che arriva in Italia ma le realtà e le associazioni che lavorano con i migranti. Dopo due anni siamo ancora qui e non e’un fatto da sottovalutare se si pensa che molte realta’associative sono costrette a sciogliersi dopo solo alcuni mesi.

Il clima che respiriamo e’preoccupante-continua Fernanda- nonostante Torino sia una realta’molto positiva. Certe affermazioni di alcuni ministri, autorizzano e legittimano la gente a dire e pensare qualunque cosa, consentendo a quelli che fino a poco tempo fa erano considerati “estremismi” di passare per normalita’. E’una deriva che bisogna gestire prima che sia troppo tardi. In questi senso, un grosso aiuto ci arriva dai volontari, quelli del pulmino sono circa una ventina senza i quali, anche i 70 soci, riuscirebbero a fare ben poco. I volontari incarnano il sentimento che muove ogni nostro progetto  e sono espressione dei valori e ideali che muovono ogni iniziativa. Ognuno di loro rappresenta un pezzettino di un puzzle che se venisse a mancare non si potrebbe finire.

Per il futuro il Pulmino verde continuera’ a lavorare in ambito di inclusione. I nostri volontari saranno nuovamente impegnati al Cas di Alpignano e nelle scuole del Piemonte perche’e’ proprio ai piu’piccoli che dobbiamo iniziare a far conoscere le storie dei migranti. Non permettiamo che si accontentino delle briciole di informazioni proposte dai social.A luglio saremo a Ventimiglia, al Campo della Croce Rossa, in mezzo alla gente, quella uguale a noi anche se proviene dalla Guinea o dal Mali”.