Oltre al danno anche la beffa. Il vecchio adagio ben si adatta a descrivere la vicenda che vede protagonisti l’Associazione cuochi di Torino, costretti a rinunciare alla 14 edizione della Festa dei Cuochi, appuntamento ormai tradizionale della metà di ottobre in città, e a sentirsi dare tutte le colpe dell’accaduto dall’amministrazione chiamata a relazionare in Consiglio Comunale.

Infatti, la notizia dell’annullamento dell’edizione 2018 era arrivata nei giorni scorsi e la consigliera comunale del Partito Democratico Maria Grazia Grippo ha chiesto delle comunicazione in Sala Rossa da parte dell’assessore Alberto Sacco per capire cosa fosse accaduto. Ma la risposta data dall’esponente della giunta Appendino non è piaciuta a Lamberto Guerrer, presidente dell’associazione Cuochi, ma ha messo solo benzina sul fuoco.

«Sono arrabbiato – confessa – molto arrabbiato. Non solo perchè siamo stati costretti a rinunciare alla festa ma anche perchè siamo stati presi in giro da un’amministrazione che fa lo scarica barile e che da maggio ad oggi non ha fatto altro che trovare scuse. Tanto valeva dire di no subito».

Già, perchè è maggio quando inizia l’iter organizzativo di una festa che arrivata alla 14 edizione ha una macchina ben collaudata. E infatti, come racconta Guerrer, non c’è nessun ostacolo nel reclutare l’aiuto della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco (la manifestazione è su base volontaria e per raccogliere fondi a scopi benefici) e quello degli studenti delle scuole alberghiere del territorio. Ma qualcosa si inceppa quando si arriva ai permessi richiesti dal Comune. «Come mi era stato suggerito lo scorso maggio ho mandato una mail alla sindaca per chiedere un incontro per poter discutere dell’edizione 2018 della Festa dei Cuochi che doveva svolgersi il 13 e 14 ottobre in piazza Vittorio» spiega il presidente Guerrer che nota come da subito qualcosa non va. «Ho aspettato un mese e dall’ufficio di Appendino ancora nessuna risposta, quindi mi sono messo in contatto con l’assessore Sacco e ho preso un appuntamento con lui». Ed è proprio allora che la sindaca risponde alla mail dandogli una data per incontrarsi assieme anche all’assessore Sacco. Insomma, tutto sembra andare per il meglio, fino a quando l’appuntamento con Appendino e Sacco salta perchè i due sono impegnati a Parigi. «Mi sono detto pazienza, sono politici può capitare l’imprevisto. Ma sono rimasto stupito che comunicandomi che l’incontro era saltato non hanno pensato fissarne subito un altro». E così, a estate già iniziata e a poco dalle ferie Guerrer si trova a dover fare tutto da capo. Nuova telefonate, nuove mail e in un attimo si arriva al 2 ottobre.

«Dieci giorni prima della data prevista ricevo una mail dal Gabinetto della sindaca con il logo della Città per il patrocinio. Come se in così poco tempo fosse stato possibile organizzare il tutto. E come beffa finale mi vengono anche a chiedere di poter visionare le locandine prima della stampa per verificare che il logo fosse stato inserito correttamente?».

Già, perchè in tutti questi mesi l’associazione aveva fatto tutto il necessario per la manifestazione ma a quanto pare non abbastanza per Palazzo di Città: «Mi hanno chiesto anche un render della piazza per le misure di sicurezza. Ma noi siamo cuochi non siamo in grado di fare progetti di questo tipo. Abbiamo fatto tutto per bene e il Comune non ci ha lasciato in balia della sua ingestibile burocrazia». E pensare che già lo scorso anno la Festa dei Cuochi aveva dovuto abbandonare Torino per Venaria e con altri comuni come Settimo che facevano la corte. «Quest’anno ci siamo mossi per tempo per evitare problemi e invece è andata così. Tanto valeva dire di no subito, perchè la sensazione che ho avuto è che ogni giorno ne tirassero fuori una nuova per non farci fare più niente».

Non ci sta dunque Guerrer a sentirsi dare la colpa dell’accaduto: «Questa volta non passerà liscia. In questa amministrazione giocano a fare gli scaricabarili. Ora si defilano tutti, dicono che non è colpa loro, con arroganza ci attaccano e non ci danno la possibilità di replicare. Ma la verità è che se non si è capaci di fare le cose è meglio farsi da parte».