Il Piemonte è ormai di fatto tagliato fuori dal sistema infrastrutturale italiano. Il piano di investimenti del Governo, reso noto in questi giorni, prevede di finanziare le linee della dorsale adriatica, abbandonando i cantieri già aperti e in attesa di conclusione nella nostra Regione.

A mettere insieme i pezzi è questo il quadro che emerge delle apparenti esternazioni degli esponenti apicali di Governo del Movimento 5 Stelle sulla gestione e il completamento delle infrastrutture, autostrade in testa.

La punta del compasso è fissata sull’autostrada Asti Cuneo, che ieri il Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, annuncia di voler completare i nove chilometri mancanti tra Cherasco e Alba, ma senza la proroga fino al 2030 che l’Europa aveva concesso, su richiesta del Governo precedente, per la Torino Milano, affinché il concessionario investisse sull’autostrada cuneese. E senza l’accorpamento del bando di gara per il rinnovo delle concessioni della tangenziale Torino e dell’autostrada Torino Piacenza.

L’intento dell’intesa raggiunta con la Commissione Europea era di portare a scadenza uniforme le concessioni piemontesi al 2030, in modo da poterle mettere a bando complessivamente, valorizzando anche le tratte meno appetibili, nell’ottica di un investimento dei concessionari privati nel sistema della viabilità piemontese.

Quindi, Di Maio dice che la Asti Cuneo sarà completata, ma con che soldi? A rigor di logica quelli dei concessionari privati, come era già peraltro previsto. Assolutamente no, anzi. Da copione segue Di Battista, che annuncia che i fondi della Torino Lione saranno investiti proprio per completare la Asti Cuneo.

Allora questo Governo che sbandiera un fittizio braccio di ferro con i concessionari, ora, nell’ordine: affossa la linea ferroviaria Torino-Lione, in modo che le code dei tir continuino ad affollare l’autostrada, peraltro appena raddoppiata; mette soldi pubblici pubblici per completare una autostrada, che i privati avrebbero già dovuto completare e che gestiranno interamente; tiene congelati bandi per il rinnovo delle concessioni di Tangenziale Torino e Autostrada Torino Piacenza, senza neppure imporre ai concessionari un accantonamento di fondi per investimenti nel miglioramento della tangenziale e nel sistema di pedaggiamento.

Se intendano mantenere o meno la proroga fino al 2030 concesso dall’Europa al gestore della Torino Milano, ormai svincolata dall’impegno del privato a completare la Asti Cuneo, forse ce lo annunceranno domani.

Uniti i puntini del quadro, ci chiediamo chi ci guadagna da questa ben congegnata operazione complessiva? Il rischio paralisi sulle infrastrutture piemontesi sta diventando una drammatica realtà, e svela qualcosa di più di un semplice “effetto collaterale’”