A seguito del dibattito di questi mesi e dell’imminente congresso regionale ho fatto qualche riflessione in merito al Partito Democratico, al significato di rinnovamento e in merito alla costruzione delle alleanze per le elezioni del prossimo anno.

E sono partito da questa domanda. La coalizione che si prepara alla campagna elettorale del 2019 può fare a meno del simbolo e dei valori del Pd?

Secondo me: “Assolutamente no”. Ma il Pd deve ricominciare a farsi voce della modernità, del futuro: un futuro che costruisce, non il futuro dell’eterno presente basato su rancori e velleità in cui naviga la coalizione che governa oggi il paese.

E farsi voce della modernità significa pensare, progettare e confrontarsi. Vuol dire discutere con i militanti e gli elettori, discutere di progetti. Discutere di scelte non di tattiche. Ma vuol dire anche non disfarsi dei valori (di cui il “simbolo” è simbolo).

Discutere vuol dire misurarsi in una franca discussione al nostro interno. Il che vuol dire anche scontrarsi sulle idee, non evitarle per evitare i contrasti.

Qualcuno, recentemente, ha letto la voglia di rinnovamento che cresce all’interno del nostro partito come una questione di carta d identità. Non è così. Rinnovamento significa cogliere i problemi della società di oggi ed elaborare soluzioni per superarli.

Il mix perfetto è fatto di valori tradizionali e di idee nuove che se diventano capisaldi della costruzione del futuro diventano valori nuovi. Ma quali sono le sfide che il mondo di oggi c’impone? Ne elenco due ma ce ne sono molte di più.

Una è la sfida del lavoro: la più calda e difficile. E secondo me va vista dentro il perimetro del lavoro 4.0, dello Smart working, della ridefinizione anche dei tempi lavoro/famiglia e dei nuovi tempi e equilibri famigliari/sociali nei quali la società cresce e si organizza.

Non siamo più nell’epoca della società fordista (basata sul posto di lavoro fisso nella stessa azienda per tutta la vita lavorativa) e forse i giovani di oggi neanche ci chiedono di tornarci.

Un partito con gli occhi aperti sul futuro deve intercettare le enormi opportunità di oggi grazie alla tecnologia e deve sostenere la voglia di imprenditorialità che c’è e cresce. Ma, soprattutto, deve capire lo sviluppo, affiancarlo perché porti benefici su larga scala non solo a qualcuno. Un partito come il nostro deve avere voce forte e autorevole sullo sviluppo con gli occhi fissi anche sui danni sociali che la modernità crea. La soluzione è proporre e decidere non ignorare o, peggio, temere il nuovo.

Il Piemonte, ad esempio, sforna decine e decine di brevetti che non si trasformano in impresa perché mancano degli strumenti anche legislativi. Ho provato ad inserire una sperimentazione di sostegno su questo fronte, proprio nell’ultimo bilancio.

La seconda sfida è quella delle nuove tecnologie. Fronte ampio che determinerà, che ci piaccia o meno, il futuro di tutti, Ma quali limiti diamo alla tecnologia è alla ricerca, all’intelligenza artificiale? Io vorrei una società che si migliori grazie all’intelligenza artificiale non che venga guidata-plagiata da questa innovazione.

Parlare di questi due temi, discutere, immaginare soluzioni eque di fronte a queste “rivoluzioni epocali” significa fare politica. E compiere delle scelte politiche.

Su questi temi e su molti altri il contributo delle generazioni nate negli anni 80 è determinante. Queste generazioni vivono immerse in queste “rivoluzioni epocali”. Un Pd vivo che guarda al futuro deve vivere il contributo di queste fasce d’età come un’opportunità e una ricchezza.

Questo è il campo in cui confrontarci anche con i nostri alleati. Questi sono alcuni dei temi, che il Pd deve mettere al centro del tavolo a partire dal prossimo congresso.

Solo cosi potremo avere l’ambizione di esse vincenti alle prossime elezioni!

Il Pd? riparta dal Pd.