Da alcuni giorni sembra che il problema principale del Partito Democratico piemontese sia il mancato rinnovamento generazionale nei propri vertici e nell’uomo simbolo. Alcuni nati fra anni ’70 e ’80 hanno chiesto di sedersi al tavolo dei grandi, ma sono stati mandati e giocare in cameretta. Ma è davvero questo il problema principale del PD oppure la questione nasconde tatticismi? Il problema generazionale nel partito democratico esiste.

Si è chiusa una Festa de L’ Unità dai tanti, troppi capelli bianchi. Il popolo della sinistra esiste, ma purtroppo invecchia, apprezza la politica fatta di persona e vi partecipa con interesse. I pochi giovani presenti erano staffisti o dirigenti.

La questione generazionale è quella di una giunta regionale con una età media molto alta, nessuna giovane promessa che è riuscita a mettersi in mostra e l’incapacità di far approvare,  nonostante l’ ampia maggioranza,  la legge elettorale con doppia preferenza di genere relegandoci fra le pochi regioni italiane incapaci di recepire una legge nazionale, una legge giusta.

I giovani che chiedono permesso non sono giovani, sono bambini cresciuti, quelli delle furbizie che fanno quasi tenerezza. E creare cartelli eterogenei e posticci verniciandoli di giovanilismo è il segnale più evidente di questo infantilismo politico.

Il Partito Democratico ha bisogno oggi di fermarsi e ascoltare seriamente le persone,  quelle che non vanno alle feste di partito e che non passano il tempo sui social con un’opinione sulla qualunque.

Stanno emergendo le difficoltà della nuova classe governativa, fenomeni della parola e della promessa che, alla prova dei fatti però, incantano solo più pochi. Il partito ha nei suoi esponenti e nella propria classe dirigente persone in grado di emergere se la partita si sposta dal campo delle chiacchiere a quella dei fatti. Il Presidente Sergio Chiamparino appartiene a quella classe politica che ha agito, fatto, cambiato e messo in pratica.

Districando un nodo alla volta, un problema alla volta , un passo alla volta. Il fatto che oggi si metta a disposizione è una buona notizia,  come è una buona notizia la sua disponibilità a farsi da parte laddove si intraveda un figura capace e in grado di raccogliere questa eredità non per cooptazione o auotoproclamazione, né tantomeno per avere nella carta d’ identità l’ unico valore aggiunto.

Quelle del 2019 saranno elezioni con le preferenze, dove il valore aggiunto è la credibilità e la capacità del singolo candidato, spesso in grado di farsi votare al di là del partito e nonostante il partito e, dato che quello democratico è il partito con gli esponenti più preparati e credibili, si deve partire dalla richiesta di disponibilità a candidarsi di chi ha credibilità ed esperienza di buona amministrazione, nel tentativo di parlare a più persone possibili dell’ importanza del voto regionale ed europeo.

Senza questo slancio coraggioso il tanto evocato rinnovamento generazionale rischia di manifestarsi come l’ennesimo tentativo di scalata al partito, capace di parlare a se stesso.