Non se ne sentiva davvero la mancanza di questo triumvirato in salsa gialloverde Conte, Di Maio e Salvini, cioè l’ingenuo, l’implume e l’irsuto. Alla storia si era già dato con i triumvirati di romana memoria, che avrebbero aperto le porte all’assolutismo imperiale.

Per la verità, a Cesare, Crasso e Pompeo (primo triumvirato nel 60 avanti Cristo) va riconosciuto di aver sempre regalato un sussulto a noiose lezioni di storia con i loro intrighi, egoismi, rivalità, comunque uniti nellacspartizione del potere nelle province romane; un’intesa che aveva defraudato del proprio ruolo la Repubblica e il Senato, eliminando voci dissonanti come quelle di Cicerone e di Catone.

Sappiamo come finì quell’accordo: Crasso poco avvezzo alle strategie militari subì il taglio della testa da parte dei vendicativi Parti; Pompeo invece si ritrovò a guerreggiare contro Cesare, dopo che questi nel 49 a.c. aveva guadato di prepotenza il Rubicone. Fu guerra civile. Ora non azzardiamo ad ipotizzare chi dei tre tra Conte, Di Maio, Salvini, perderà (metaforicamente) per primo la testina, ma siamo quasi certi di chi la sta perdendo nel caos di decisioni e contro decisioni: l’Italia.

Le avvisaglie si sono viste con la Tav, elevato a simbolo di tutti gli sprechi e opere inutili che affossano il Paese, in cui i tre sono immersi per studiare la “pratica” su costi-benefici, con Conte che fa l’indiano, Di Maio e Salvini nella parte del poliziotto buono e quello cattivo. Sullo sfondo i bimbi d’Europa di guardano.

Confidavano di attraversare Italia e Francia su treni ad alta velocità, si dovranno accontentare, se va bene, di passare il confine a piedi, come poetica e stoica espressione della decrescita felice.