Partiamo dalla fine

Nei secoli scorsi, nelle casate reali e nobiliari era molto diffusa l’usanza di asportare il cuore prima di dare sepoltura al defunto. Un po’ per superstizione, un po’ per avere una reliquia tangibile e un po’ per accertarsi che il soggetto fosse davvero morto.

Questo è quanto accaduto anche al cuore del principe Eugenio di Savoia. Peccato che il cuore, per diversi secoli, sia poi scomparso.

Chi era Eugenio di Savoia

Eugenio di Savoia-Soissons, più conosciuto come il principe Eugenio di Savoia, apparteneva ad un ramo secondario della casata dei Savoia. Nato nel 1663, di sangue sabaudo ma francese di nascita, fu naturalizzato austriaco: fu una grande figura militare del suo tempo, tanto da diventare generale dell’esercito del Sacro Romano Impero.

Destinato dalla famiglia alla carriera religiosa, scappò per dedicarsi completamente all’arte della guerra. Appena ventenne fu presente alla battaglia che pose fine all’assedio turco di Vienna nel 1683, combattendo al fianco del re polacco Jan Sobieski. Da lì in avanti, fu una vita di successi militari e diplomatici. Contribuì anche alla fondamentale liberazione di Torino dall’assedio francese del 1706, pur eleggendo Vienna come città in cui vivere e non l’antica patria.

Grande appassionato di arte e letteratura (con una biblioteca che contava 15.000 volumi), la sua residenza più famosa fu il Palazzo del Belvedere, a Vienna.

Noto anche come il gran Capitano e come Marte senza Venere (in quanto non si sposò mai per potersi dedicare alla sua carriera senza impedimenti) combatté la sua ultima battaglia a 72 anni.

Morì l’anno successivo nel sonno, il 21 aprile 1736, la stessa notte (secondo la leggenda) in cui morì uno dei suoi leoni. I funerali furono celebrati in modo solenne a Vienna e simbolicamente a Torino. Le cronache raccontano che il corpo fu sepolto nella Cattedrale di Santo Stefano a Vienna e il cuore nella cripta della Basilica di Superga. Forse. O forse no.

Il mistero che avvolge il cuore di Eugenio

In realtà, nella cripta a Superga del cuore di Eugenio non ve n’è mai stata traccia.

Ma allora perché le testimonianze del tempo lo vogliono inumato a Torino?

Partiamo dalle certezze: sicuramente sappiamo che gli amici del principe – vista la grandezza dello stratega – proposero di seppellirne il cuore non insieme al corpo nella cattedrale di Santo Stefano, ma nella chiesa viennese degli Agostiniani, insieme a quelli di alcuni componenti della famiglia asburgica; Carlo VI, sebbene avesse in gran misura stimato il principe, tuttavia gli negò tale ultimo onore. Un’altra certezza è che lo stesso Eugenio aveva espresso il desiderio che il suo cuore fosse invece portato a Torino per riposare insieme a quelli degli antenati.

Dopo la cerimonia funebre nella cattedrale viennese, il feretro fu deposto sul pavimento della cripta: nessun rappresentante di casa Savoia era presente. Il mistero sulla sorte del cuore inizia dunque qui: a chi sostiene che il cuore non fu mai prelevato si contrappone chi racconta come sia stato chiuso in un astuccio d’argento e inviato a Torino in ossequio alle volontà del principe.

Nel 1974, nel corso degli scavi per la metropolitana di Vienna, alcuni studiosi riaprirono la cripta, riportando alla luce la bara di legno del principe. Con sorpresa trovarono una teca d’argento posata su di essa, recante un’iscrizione in latino: “Cor Serenissimi Eugenii Francisci Sabaudiae Principis Qui Mortuus Est Vienae”.

Il cuore non si era dunque mai mosso (ma allora perché separarlo dal corpo per metterlo in un astuccio appoggiato sulla bara) oppure era tornato misteriosamente a casa dopo essere stato a Superga? Gli studiosi propendono per quest’ultima soluzione: sepolto a Torino, in un momento imprecisato il cuore potrebbe infatti essere stato riportato a Vienna nello stesso astuccio e riunito al corpo. Come e da chi, impossibile saperlo. Quando? Alcuni ipotizzano allo scoppio della Rivoluzione francese, temendo i Savoia la profanazione giacobina della Basilica di Superga.

Di certo, Eugenio non si era mai dimenticato di Torino.