Stefano Rodotà si ricorda oggi, 26 giugno, in un illuminate editoriale su “La Repubblica”, che “l’inverno dei diritti è tra noi e non è cominciato ieri”.
Il fenomeno non riguarda solo l’Italia, ma l’intera Unione Europea dove stanno nascendo “controcostituzioni” dominate dal primato della finanza, alla quale tutto deve essere subordinato.
A casa nostra ad esempio l’Articolo 36 della Carta Costituzionale, che sancisce per i cittadini il diritto ad un’esistenza “libera e dignitosa” è largamente disatteso per milioni di persone a cui è riservata una vita grama, precaria, che sconfina in molti casi nella schiavitù.
Rodotà passa in rassegna una lunga serie di provvedimenti “controcostituzionali” assunti negli ultimi vent’anni dai governi della Repubblica: da Berlusconi a Renzi. Buon ultimo lo smantellamento delle garanzie prevista dallo Statuto dei lavoratori, riguardanti i controlli a distanza, alle quali era affidata la dignità dei lavoratori.
In Europa l’attacco ai diritti fondamentali sancito sin dal Preambolo della Carta dell’Unione (che pone “la persona al centro della sua azione”) è in atto con cupidigia, soprattutto sul tema della solidarietà. La regressione culturale e civile nella quale l’Italia e il Vecchio Continente sono immersi è destinata a crescere con un devastante allargamento del fronte populista, razzista, demagogico, tenuto assieme da un individualismo esasperato.
L’unica strada percorribile per uscire da questo immenso e pericoloso pantano è quella di un civile confronto delle idee sulla base di una maggiore conoscenza della realtà.
Alla informazione e alla comunicazione compete un ruolo di primo piano. Agli operatori culturali e politici invece mettere al bando i tweet, i sondaggi e le opinioni frettolose raccolte per strada dai vari cronisti con il “gelato” in mano alla ricerca della frase ad effetto o più sgangherata. Il confronto delle idee sul piano della ragione ripudia il gossip, il minzolinismo. Si tratta di alzare il livello del confronto mettendo al bando gli insulti, il turpiloquio (oggi tanto di moda anche nelle sedi più alte delle istituzioni repubblicane), l’ingessamento ideologico. Il dubbio non è un disvalore, semmai sono pericolose le verità assolute. L’unica base comune per ogni confronto democratico devono essere i valori dell’antifascismo (ripudiando ogni forma di violenza) e quelli contenuti nella nostra Carta Costituzionale. Dare un senso al nostro vivere, rapportandosi con gli altri, superando l’io ipertrofico che ci sta soffocando facendo barriera nei confronti del degrado morale e civile che sta dilagando è un imperativo categorico che ogni uomo di buona volontà dovrebbe avvertire.
Nuovasocietà, piccolo, piccolo strumento di informazione e di confronto è aperta a tutti avendo come minimo comun denominatore, appunto, l’antifascismo e la Costituzione.