È un ideale filo rosso quello che lega le iniziative per la giornata contro la violenza alle donne: un colore intenso che evoca la passione dei sentimenti, del cuore, ma anche il sangue nel quale finiscono ogni anno storie di sopruso, di violenza. Botte e vessazioni psicologiche quelle delle donne vittime di un uomo che spesso vive con loro, che ha le chiavi di casa, che è fidanzato, marito, padre dei figli a volte, troppe, testimoni delle violenze.

Il Consiglio Regionale del Piemonte ha organizzato una staffetta fotografica per sensibilizzare al problema, perché ogni donna dietro ad una parvenza di normalità può nascondere storie difficili da ammettere e da denunciare. E quelle storie sono nascoste negli occhi, nelle pieghe di un viso che catturate dallo specchio, gridano aiuto.

Dalle attrici Margherita Fumero e Antonella Elia alla scrittrice Patrizia Durante, dalla campionessa paralimpica Patrizia Saccà alle consigliere regionali e comunali; c’era la parlamentare Elena Maccanti, gli assessori regionali Claudia Caucino e Vittoria Poggio. Perché pari opportunità e cultura in questo caso camminano insieme.

Dice Caucino: «La prevenzione è fondamentale e passa attraverso l’educazione. Ho un figlio di nove anni e quando lo salut oal mattino, prima di andare a scuola, gli dico “Comportati bene con le tue compagne”. Stiamo investendo molto per accogliere e ascoltare, presto inaugureremo un nuovo centro antiviolenza a Bra, dieci sportelli d’ascolto antiviolenza andranno ad aggiungersi ai 66 già presenti: tre su Torino, tre nel cuneese, due nel Verbano e due nel Vercellese. Ne avremo quindi 76, mentre sono 21 i centri antiviolenza. E’ necessario rafforzare l’esistente, mettendolo in grado di accogliere da subito le donne che ci si riferiscono, con le loro problematiche e necessità». 

È un fattore culturale, tutto di “casa nostra”, basta pensare che il 64 per cento dei casi di violenza sono tra italiani. È quindi, come ha sottolineato la consigliera pentastellata Sara Disabato «la violenza di genere non è uno stato emergenziale,  strutturale e va sradicato. Con azioni concrete sul territorio ma anche con tempi veloci che garantiscano alla donna che denuncia l’immediata tutela. Chi arriva al centro antiviolenza domanda spesso quanto ci vorrà per essere libera dal “mostro”». 

Un lavoro che deve essere capillare, di educazione e sensibilizzazione, come sottolinea anche l’onorevole della Lega Elena Maccanti «il governo gialloverde si è impegnato in questa direzione, approvando la legge sul codice rosso e prevedendo il ritorno a scuola dell’educazione civica con attenzione al rispetto verso le donne».

Monica Canalis, consigliere regionale del Pd, aggiunge «la giornata di oggi non è una rivendicazione di simboli. Una donna viene uccisa nel nostro Paese ogni 72 ore. L’impegno deve essere su azioni di denuncia e culturali di prevenzione che aiutino le donne a uscire dalla spirale di violenza, ad avere un lavoro che le renda non più dipendenti economicamente da chi le maltratta».

C’è bisogno di leggi puntuali, di farle rispettare, di investimenti sui centri antiviolenza. E poi ci sono gli uomini, rappresentati dai tanti consiglieri che hanno partecipato all’iniziativa, quelli che dovranno contribuire a portare sulla strada giusta coloro che sono “malati”, contribuendo all’educazione culturale e sentimentale. Come sottolineato da Barbara Detoma della Questura di Torino, il Progetto Camper della Polizia, lo scorso anno ha portato a 25 ammonimenti per stalking e 103 ammonimenti per violenza domestica da parte del questore di Torino, e l’apertura di nuovi sportelli dedicati alla violenza di genere presso tutti gli Urp della Regione. «Il maltrattante può essere seguito, attraverso l’ammonimento del questore è invitato a iniziare un percorso».

L’amore, non è mai fatto di botte. L’amore non pretende di “correggere” l’altro: se così è, non è amore. Antonella Elia partecipa all’iniziativa con emozione, poco prima dello scatto fotografico per la maratona organizzata dal consiglio regionale, riflette: «A volte le donne non denunciano, pensano che lui cambierà. Ma non cambia. Chi picchia, chi abusa, chi insulta, chi è violento, è malato. E non cambierà. Bisogna scappare, subito». 

 

Foto di Rosanna Caraci