“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. A meno che i duri non siano azzoppati, da infortuni o avvisi di garanzia come nel caso del buon Luca Pasquaretta. Il portavoce della sindaca, infatti, ha informato di prima mattina amici, parenti, giornalisti, assessori e consiglieri comunali vari della sua decisione: stacca la spina, va in ferie. Un annuncio che ha fatto rumore, molto rumore, scatenando le più ieratiche dietrologie sul significato del suo abbandono. Che sa di getto della spugna, come un pugile alle corde, sull’orlo del fuori combattimento.

Ora non nascondiamo ai nostri affezionati lettori di essere stati colti da una folata di narcisismo estremo: che fossimo stati noi responsabili almeno in parte del suo gesto eclatante, all’indomani del nostro ultimo corsivo? In fondo, non ci sarebbe nulla di male a riconoscere di essere vittima di un surmenage professionale. Anzi. Nei due anni di amministrazione di nostra signora Appendino, tra uno scandalo e l’altro, tra passaggi in Procura e ispezioni della polizia giudiziaria, il buon Pasquaretta, ringhietto per noi, non si è mai risparmiato per difendere la prima cittadina di Torino.

Da autentico scudo umano si è sempre frapposto, mettendo avanti i suoi potenti pettorali, tra la sindaca e i suoi oppositori e il fuoco amico pentastellato, fiero e forte come quel personaggio d’altri tempi di Carosello, “So Caio Gregorio, er guardiano der pretorio c’ho du’ metri de torace…”.

Uno così, di solito non molla; rimane in campo anche con bende e cerotti. Invece, qualcosa di travolgente, nel senso che lo ha travolto, sia chiaro, è accaduto. Forse troppi pensieri nella notte devono averlo assalito e tormentato. Lui che da due anni è il tormento di assessori, consiglieri, giornalisti. O forse, le fatiche per le polemiche ultime devono essergli state fatali. Quelle, per intenderci, sulle 80 ore di collaborazione con il Salone del Libro, da mesi oggetto di un ping-pong snervante (per lui) tra Procura e Sala Rossa. Il tutto per qualche euro in più, 5 mila (restituiti) per l’esattezza, che gli hanno procurato più dolori che gioie.

Dunque Pasquaretta addio. Ma attenzione, soltanto fino al 25 luglio: data simbolo, l’anniversario del crollo del Fascismo nel 1943. Che sia un monito ai gerarchi del movimento sociale Cinque stelle? Speriamo soltanto che non si ripresenti in orbace e fez e prorompa un agghiacciante “Sono tornato”…