Mauro Laus, senatore per il Partito Democratico, già presidente del Consiglio regionale del Piemonte, in questi giorni sta seguendo con grande interesse quanto accade a Torino e gli sviluppi legati all’amministrazione, più traballante che mai.

Crisi tra maggioranza pentastellata e sindaca Appendino. Chi, secondo lei, ha sbagliato?

La responsabilità è sempre di chi guida. Poi, a prescindere da chi sia stato, chi paga lo scotto è la comunità torinese.

Come detto, dal punto di vista politico, la responsabilità è sua (gli assessori sono stati scelti da lei), ma anche di tutta la forza politica: Di Maio, Grillo, Casaleggio, che hanno dovuto pagare lo scotto dell’improvvisazione. Non servono a niente i numeri e la maggioranza quando la gravità politica si manifesta nel tessuto sociale.

A quel punto è troppo tardi, la città è ferita.

Quali sono le responsabilità dell’amministrazione nella scelta degli organizzatori dei grandi eventi di fuggire da Torino?

Per quanto riguarda il Salone dell’Auto, c’è da precisare che le frasi inopportune dette dal vicesindaco Montanari sono state dette settimane prima della decisione di trasferimento. Ciò vuol dire che la sindaca, con questa attività teatrale, abbia sfruttato questa situazione per scaricare la croce addosso al vicesindaco.

A questo punto, quale sarebbe il male minore per Torino?

Che la sindaca vada a casa. Con responsabilità. Ha utilizzato questa spinta populista, ma non c’è una strategia, non sa dove andare a parare. Hanno trascurato la città e l’hanno divisa. Ma non in due, l’hanno frantumata.

Perciò ci va una grande operazione “sartoriale” per ricucirla, e sicuramente loro non hanno capacità di farlo. È evidente che ci siano delle visioni eterogenee, ormai lei è un corpo estraneo rispetto agli altri. Le incomprensioni sono normali all’interno di un partito, però, nel caso specifico, ormai è palese che qualcosa all’interno del loro partito si sia rotto. Non può continuare a far sanguinare la città.

Facciamo conto, se lunedì Appendino cadesse, il Partito Democratico ha già pronta una campagna elettorale?

Non è un giro sulla giostra, o una competizione sportiva. Stiamo parlando di una città che piange e sanguina.

Il PD ha i numeri per poter dare un’alternativa a questa azione politica. Credo che i cittadini torinesi si siano già espressi durante le elezioni regionali, preferendo il Partito Democratico. Da parte mia, come dirigente politico, darò un grande contributo per la campagna elettorale al fine di ridare credibilità alla città di Torino.

Il candidato sindaco dovrà essere in sintonia soprattutto con la città. Non dovrà essere un fariseo ipocrita alla guida di Torino, perché così non si va da nessuna parte.

Ci va un gioco di squadra per ridare forza ai corpi intermedi, alle organizzazioni sindacali e alle università. Il candidato sindaco dovrà essere riconosciuto e riconoscibile, ci dovrà essere un vero e proprio processo di identificazione in modo da promuovere la città a livello internazionale. Ma non solo su internet, non devono andare gli imprenditori e gli industriali a bussare alla sua porta. È il sindaco che deve prendere la valigetta e “fare il commerciale” per la città, intrattenendo rapporti e relazioni con le diverse realtà.

Il Paese è come un corpo umano e ha diverse esigenze, non si può trascurare nessun organo. Dal punto di vista progettuale, un conto è quello che si dice un altro è quello che si fa.

Su quali temi bisogna tornare per riconquistare la fiducia degli elettori?

Tanti parlano, anche nel mio partito, di lavoro. “Dobbiamo mettere il lavoro al centro”: la classica frase che dice tutto e dice niente.

Bisogna attivare delle proposte politiche concrete e avere il coraggio e la forza di dire che il lavoro viene generato e creato dall’impresa. Per parlare con questi mondi è necessario che vi sia dialogo con i corpi intermedi. Ormai le imprese sono affogate di burocrazia. È importante rimuovere gli ostacoli superflui per capire di cosa ha bisogno un industriale per insediarsi in questo territorio. Le imprese e gli industriali vanno coccolati.

Inoltre, è importante che il lavoro venga retribuito dignitosamente. E quando questo viene a mancare è necessario capire il motivo, senza far finta di niente.

Attualmente la città di Torino è periferia di Milano. È importante creare delle sinergie, perché oggi, lo spazio-tempo, non è più quello di 20 anni fa. Le politiche vanno costruite con territori più ampi. Ad esempio, come Milano ha investito su Expo, Torino dovrebbe investire allo stesso modo sui centri fieristici creando sinergie. Il Politecnico e l’Università di Torino devono essere due bracci operativi per l’innovazione. “Torino città universitaria” deve essere un atteggiamento politico.

E poi, basta buonismo. Il buonismo ammazza. È come un medico che non ha il coraggio di comunicare al paziente la patologia. Non possiamo dare una giustificazione a tutto e a tutti. Riprovevole è il comportamento, non il colore o il credo della persona. Tra tutte le scemenze che dice Salvini, c’è un fondo di verità. Le persone pretendono sicurezza e attenzione alla sicurezza. Io non credo al fatto che una signora che abita a Mirafiori o Falchera diventi, dalla sera al mattino, razzista. Assolutamente no, bisogna spiegarle che ha perfettamente ragione e che noi abbiamo il dovere di garantire sicurezza, tranquillità e serenità. Dopodiché va perseguito il comportamento, non il colore della pelle o il credo.   Mi aspetto che il candidato sindaco faccia un ragionamento di questa portata.

A questo proposito, il PD, al suo interno, ha già chiarito chi potrebbe essere un candidato sindaco?

Ci stanno pensando. Sicuramente deve essere un candidato che punta a far vincere la città. Ci sono diverse persone competenti, con esperienza e con i numeri e le qualità per poter governare. Il PD darà sicuramente un grande contributo, ma da solo non può andare da nessuna parte.

Deve dare spazio politico a Moderati e forze civiche che hanno governato con noi. È una traversata da fare insieme con coerenza e vicinanza.

Lei sarebbe interessato a ricoprire questa carica?

Io no, sono impegnato a ricoprire la carica di senatore. Ma sicuramente darò il forte contributo attivo.