È evidente che l’intransigenza ideologica che caratterizza la Giunta comunale di Torino, in particolare in tema di mobilità, rischia di paralizzare letteralmente l’intera Città, bloccandola, tanto a Sud quanto a Nord, in un grande, insuperabile ingorgo che incide notevolmente sulla quotidianità dei cittadini torinesi.

Mi riferisco alle dichiarazioni rilasciate dal vicesindaco di Torino Guido Montanari e dall’assessora alla Viabilità  e ai Trasporti Maria Lapietra in merito al caos di piazza Baldissera da una parte e alle comprensibili preoccupazioni dei residenti della zona di largo Maroncelli per l’annuncio che al posto del previsto sottopasso si ritroveranno una rotonda dotata di “semafori intelligenti”, dall’altra.

In entrambi i casi la soluzione prevista era quella di un tunnel, ma per quanto riguarda piazza Baldissera il Comune ha deciso di rinunciare ai 30 milioni di euro disponibili per i lavori, mentre per largo Maroncelli il vicesindaco ha invece annunciato che i fondi, generati da oneri di urbanizzazione, “verranno usati per realizzare una nuova pista ciclabile e migliorare il verde della zona, oltreché per la sistemazione viaria”. E per non lasciare dubbi la sua collega di giunta in un’intervista ha spiegato il “verbo” grillino in tema di mobilità: “Basta tunnel e rotonde. I torinesi usano troppo l’auto”.

I casi di piazza Baldissera e di largo Maroncelli sono la cartina di tornasole di come l’intransigenza ideologica, il “talebanismo”  che condiziona la maggioranza pentastellata, a Torino come a Roma, fa a pugni con il buon senso e la logica che dovrebbe caratterizzare chi ha responsabilità amministrative e che dovrebbe garantire una adeguata qualità della vita delle persone. Anche in virtù dei colpevoli ritardi sulla progettazione della linea 2 della Metro che, guarda caso, dovrebbe risolvere i problemi dell’asse Nord – Sud della città, e che l’assessora Lapietra vorrebbe sostituire nel frattempo con un bus! E non regge nemmeno l’invito a cercare percorsi alternativi, visto che largo Maroncelli è l’unica “porta” Sud della città e che per non passare da piazza Baldissera bisognerebbe optare per la stretta e già trafficata via Cigna. Verrebbe da chiedersi in che città vivono.

La “decrescita felice” mal si concilia con le esigenze di ogni giorno di chi vive, lavora e deve spostarsi in una grande città: innanzitutto, perché, banalmente, a stare fermi in mezzo ad un incrocio c’è poco da essere felici, ma, soprattutto, è folle perdere investimenti, che rappresentano lavoro ed “economia che gira”, ed è altrettanto folle pensare che si possano cambiare abitudini e organizzazioni in peggio. Non si migliora la vita di un genitore che deve conciliare gli orari d’ufficio con quelli della scuola o delle attività dei figli dicendogli che può farlo in bicicletta; non si migliora la vita di un lavoratore che dalla cintura deve metterci il doppio del tempo per tornare a casa dicendogli che può prendere l’autobus; non si migliora la vita di un agente commerciale o di un medico o di un artigiano impedendogli di usare l’auto.

Condivido da sempre l’idea che per migliorare l’aria che respiriamo dobbiamo provare a limitare gli spostamenti con i mezzi privati, ma chi amministra ha il dovere di partire dalle esigenze degli amministrati, non dalle proprie convinzioni ideologiche. I problemi di una città non si risolvono con modelli astratti o a colpi di divieti. Torino ha bisogno di quei due tunnel: fortunati quelli del Brennero che già ce l’hanno. O almeno così qualcuno ce l’ha raccontata.

 

foto di Chris Koos