Fanno politica come si gioca a poker. E, per alcuni versi, visto dalla loro parte, anche bene, meglio dell’ultimo Renzi e del vecchio Berlusconi. Di chi si parla? Ovvio, dei grillini in salsa sabauda e della sindaca che li rappresenta, per tutti ritornata ad essere la Chiara. Guardate come si sono tutti mossi per la candidatura di Torino alle Olimpiadi del 2026. Appena si è diffusa la notizia del dossier preparato dalla Camera di commercio, l’inquilina di Palazzo Civico, contrariamente alle sue abitudini che la portano a compulsare nevroticamente la tastiera virtuale del suo cellulare, non ha mosso né le mani, né le dita e, decisivo per comprendere il suo stato d’animo, non ha mosso un ciglio. Si è limitata, invece, a fissare un punto indefinito dell’orizzonte che s’interrompeva alla porta del suo ufficio, esclamando “vedremo” con la stessa freddezza con cui si dice “parol” per passare la mano ad un altro giocatore.

Per la verità al tavolo da gioco del consiglio comunale i grillini non l’hanno presa immediatamente bene. Ma per essere dei totali sprovveduti in materia di strategia politica hanno reagito meglio, comportandosi esattamente come i migliori epigoni del Migliore, al secolo Palmiro Togliatti, grande espressione della doppia verità comunista. Il Migliore, gli va reso merito, era però un protagonista di una Storia che cresceva nel mezzo della Guerra fredda con a capotavola Stalin e dall’altra parte l’America di Truman e poi Eisenhower, e ai lati l’Europa dei Churchill, De Gaulle, Adenauer, e l’Italia dei De Gasperi, Nenni, Einaudi e degli Scelba, in cui il comico stellato si sarebbe ritagliato un ruolo da cameriere, con tutto rispetto per i camerieri. Comunque un dettaglio, perché nella circostanza i grillini sono stati all’altezza, a dimostrazione che non è assolutamente usurpata la loro fama di doppiogiochisti che li porta a gridare nelle strade “onestà, onestà”, per poi non versare l’obolo al movimento.

Così hanno inscenato il teatrino in cui qualcuno in Sala Rossa recitava la parte del dissidente, mentre gli altri rimandavano all’esterno l’idea di compattezza. Un vero e proprio “cip” per restare in gioco, urlato alle arzille opposizioni che si già pregustavano di portarsi via tutta la posta con un semplice rilancio. Ma non avevano fatto i conti con il bluff dell’astuta sindaca che in consiglio metropolitano le vellicava all’idea di un ulteriore rialzo per smascherare proprio il suo bluff con una mozione. A quel punto, giocando d’anticipo, la Chiara ha scritto la sua manifestazione d’interesse al Coni, che vale quanto una prenotazione per una visita specialistica in ospedale, cioè di qui ad un anno. Insomma, il classico “vedo” con una coppia in mano, che ha facilitato il poker di regina con cui la maggioranza grillina ha bocciato la mozione delle opposizioni (da cui si è sfilato il leghista Fabrizio Ricca) e si è presa la mano.

Le Olimpiadi del 2026, invece, se le prenderanno con tutta probabilità altri. Ma non è un problema dei grillini. Esperti come sono nella decrescita felice, s’inventeranno di meglio per farci divertire.

In fondo, a guardare i graffiti, anche i cavernicoli ci riuscivano.