Un articolo diverso, uno spaccato di vita, uno sguardo ottimista
Questa settimana, Il Vaso di Terracotta ha deciso di spostarsi nella periferia di Torino, un pochino distante dai soliti articoli, per sedersi intorno a un tavolo e sbirciare una semplice serata – immaginaria e possibile allo stesso tempo – lontano dai riflettori della Storia con la “s” maiuscola. Oggi lasciamo dunque spazio a una storia, che avrà una minuscola in più rispetto alla sorella maggiore, ma uguale importanza.

Ispirato dall’esperienza di volontariato dell’autore, questo breve racconto vuole essere una speranza di condivisione e rispetto, in una città che, benché definita oggi – pomposamente – ‘metropolitana’, spesso stenta a dare il buon esempio.

I mille colori della periferia

Lungo i viali dell’estrema periferia della città, quella grigia, senza poesia, che non compare nelle guide turistiche, gli alberi si rincorrono spogli e monotoni.

Lì vive l’altra Torino, nascosta dietro serrande arrugginite che odorano di sigarette e detersivo. C’è poca voglia di parlare tra coloro che percorrono frettolosi i marciapiedi, e poco tempo per farlo. Quando il sole tramonta, i solitari locali rimasti aperti sembrano essere semplicemente troppo stanchi per tirare giù la saracinesca. È una città diversa da quella che inizia soltanto qualche chilometro più in là.

Ma Nadir questo non lo sa, perché ha solo nove anni.

Condivide un piccolo appartamento con i genitori e i tre fratelli più piccoli e frequenta una scuola poco distante. Nella sua classe ci sono bambini di tanti paesi: cinesi, bengalesi, tunisini come lui e un bambino italiano, uno solo.

Quel bambino è suo amico: durante l’ora di disegno dell’anno prima hanno persino preparato insieme un cartellone colorato. Si chiama Paolino e i suoi genitori vengono da lontano, proprio come i genitori di Nadir, da un posto dove c’è il mare, fa sempre caldo e le persone sorridono di più.

Forse è il mio stesso paese, pensa spesso Nadir, che il mare non l’ha mai visto.

A Paolino la mamma di Nadir fa un po’ paura: è sempre vestita di scuro, con strani veli intorno al viso, e ha una voce severa. Lui la mamma non ce l’ha più. Vive con il papà, che ripara automobili, e il fratello Giuseppe, che aiuta un anziano amico di famiglia nella gestione di una piccola edicola.

Paolino da grande vuole guidare i tram: li vede spesso passare nel suo quartiere. Lunghi e arancioni, fanno rumore e gli piacciono. Qualche volta ci è persino salito, per andare dalla nonna, che abita a qualche isolato di distanza in un condominio molto alto. Lo affascina il fatto di partire da un posto e arrivare in un altro, ma sempre nella stessa città. Basta prendere quel serpente di ferro colorato e il gioco è fatto. Sì, Paolino guiderà i tram.

Invece Nadir vuole vendere frutta e verdura, come fanno i suoi genitori, che si svegliano presto e montano il banco al mercato. D’inverno li sente spesso alzarsi quando ancora è buio e lui si gira sotto le coperte calde: gli lasciano un biglietto sul comodino ed escono avvolti nelle sciarpe. A Nadir non piace svegliarsi presto, ma pensa che se lo fanno il papà e la mamma potrà benissimo farlo anche lui tra qualche anno. E poi vendere frutta e verdura è bello, gli piacciono tutti quei colori e gli piacciono le grosse cassette di legno accatastate negli angoli.

Anche casa sua è colorata, ci sono tappeti e piumoni con strani disegni. Sembra un enorme cesto di frutta dai mille colori. Il papà una volta gli ha detto che tutti quegli oggetti provengono dalla casa dei nonni, nel paese lontano. Nadir pensa che deve trattarsi sicuramente di un luogo molto colorato, diverso da dove vive lui. Dove vive lui è tutto grigio e a lui il grigio proprio non piace.

Una volta, durante la ricreazione, Paolino gli ha detto di aver visto un tram tutto colorato in un’altra zona della città, ma Nadir non gli ha creduto: lui i tram li ha sempre visti arancioni e anche la maestra a scuola ha spiegato che a Torino sono arancioni ormai da tanti anni. E se lo dice la maestra allora sarà vero.

In inverno, nelle case di Paolino e Nadir, a metà del pomeriggio è già buio e i due amici, che spesso si trovano insieme per fare i compiti, sono costretti ad accendere la luce. Fuori dalla finestra c’è una nebbiolina che rende tutto quasi invisibile, con gli edifici avvolti dall’umidità.

Una sera fa più freddo del solito, i fratelli di Nadir piangono e una piccola televisione cerca di sovrastare in volume i loro gridolini. Paolino sta per andarsene, si è già messo le scarpe – che a casa dell’amico vanno sempre tolte – ma la madre di Nadir gli si avvicina e gli chiede con gentilezza se vuole rimanere per cena. Sul momento Paolino è imbarazzato e non sa cosa rispondere. Quasi subito però pensa che in fondo, per una volta, potrebbe anche rimanere. Così, sorridendo, accetta.

Immediatamente, tuttavia, pensa a suo papà e a Giuseppe. Anche se ai fornelli non sono bravi come la nonna, la cena è l’unico momento della giornata in cui tutti e tre sono insieme, e non se la sente di lasciarli da soli. Dopo un attimo di indecisione, a malincuore, si avvicina alla mamma di Nadir per metterla al corrente del problema.

La signora con il velo gli dice con un sorriso di invitare anche loro, non c’è problema. Paolino, sorpreso, si lascia andare e la abbraccia per la felicità (forse la madre di Nadir non è poi così severa, pensa) ed estrae dallo zaino il diario con il numero di telefono del papà per avvertirlo. Anche se è ancora piccolo, si rende però conto che la voce del papà non è così entusiasta della proposta ricevuta e che lui e Giuseppe accettano l’invito solo per non dargli un dispiacere.

In ogni caso la cena si avvicina, non c’è più tempo per preoccuparsi. La madre di Nadir è indaffarata ai fornelli: Paolino sente tanti buoni profumi, molti strani, altri che sembrano quasi colorati. Nemmeno la nonna usa quegli ingredienti, pensa Paolino. Quando quasi tutto è pronto, ecco che suonano alla porta: sono suo papà e Giuseppe, con in mano un piccolo vassoio rosso: pasticcini, come quelli che portano sempre alla nonna!

Dopo un po’ di imbarazzo e le presentazioni di rito tutti si siedono a tavola. Paolino è contento, era tanto che non vedeva suo papà e Giuseppe, entrambi spesso taciturni e stanchi, scherzare e ridere con spontaneità. E anche Nadir è contento: per una volta la televisione è spenta e i suoi fratelli, incuriositi dagli ospiti, non piangono.

Tra risate e piatti saporiti la cena prosegue. Fuori fa freddo. Torino è lontana, immersa nella nebbia. Ma in quel piccolo appartamento, nell’estrema periferia della città, sembrano essersi ritrovati due paesi colorati e pieni di sapori: due paesi che sorridono e che, almeno per qualche ora, sembrano aver dimenticato le difficoltà che puntualmente si ripresenteranno il giorno dopo.

All’improvviso Nadir guarda Paolino e gli viene un’idea. Chissà se nessuno ha mai pensato di vendere frutta e verdura su un tram colorato. Non sa se qualcuno ci ha già pensato, ma nei prossimi giorni sicuramente lo proporrà a Paolino.

Forse, con il tram, non bisogna nemmeno svegliarsi troppo presto.