Dante di Nanni fa ancora paura. Oggi come quel giorno in cui da solo tenne in pugno un folto numero di nazifascisti. Già, perché solo la paura ha portato mani più o meno anonime a scrivere e attacchinare dei volantini dove viene riscritta la storia dell’ultimo respiro del partigiano gappista Di Nanni.

Nel foglio dove il volto di Dante viene accostato a dei sacchi dell’immondizia, chiamandolo vergognosamente “er Monnezza“, viene riproposta una teoria lontana da quella raccontata dai testimoni e da Giovanni Pesce nel libro “Senza Tregua” dove Di Nanni combatté fino alla fine per poi lanciarsi dal balcone nel vuoto, dopo aver salutato a pugno chiuso.
Qui invece viene scritta una teoria di alcuni storici, anche del centrosinistra, che sostengono che il partigiano torinese si sia nascosto nel tubo in cui all’epoca venivano buttati i rifiuti. Non solo: si sarebbe arreso urlando che sarebbe uscito fuori disarmato e che nonostante questo venne ucciso attraverso il canale. Comunque in maniera vigliacca.

A parte il revisionismo, che quest’anno, visti i 70 anni dalla Liberazione, ha toccato punte molto alte sfiorando il ridicolo, in cui i partigiani erano solo degli stupratori e i veri patrioti erano i Repubblichini, cioè gli alleati ai nazisti, quindi ai tedeschi, questo volantino è infarcito di odio e insulti. Un’onda odio che l’estrema destra accusa gli antifascisti di sollevare anche se ormai sono passati da più di 70 anni, per poi alimentarlo loro stessi raccontando storie riviste e vigliaccamente non firmate.

L’Anpi, associazione nazionale partigiani d’italia, ma anche le istituzioni, hanno subito condannato questo foglio affinché non venga stigmatizzato quanto avvenuto. Per il resto c’è poco da aggiungere tranne che Dante Di Nanni oggi come allora fa ancora tanta paura ai fascisti.