Mimmo Carretta, il segretario lucano del Partito Democratico metropolitano di Torino, deve essere grato alla cronaca torinese de “Il Corriere della Sera” per il quadretto in salsa agrodolce che gli è stato recapitato oggi.

Tre quarti di pagina con una bella foto in evidenza, gli hanno definitivamente chiarito che nel suo partito, non tutti remano nella stessa direzione. Anzi. Ha scoperto che chi frena lo fa con tale vigore da mettere a rischio l’intera imbarcazione, che già balla come un pedalò in un oceano.

Un vantaggio politico non secondario per Carretta che in nome dell’unità, che non è soltanto una festa, ma una ricerca dura che non esclude il conflitto per conquistarla, avrà tutte le carte in regola per chiedere al partito onestà e lealtà, valori (non a caso tutti accentati) che per la sinistra sarebbe pericoloso cancellare dal suo breviario.

Così come sarebbe doppiamente pericoloso per Carretta cedere all’impulso tutto meridionale, alla tentazione della vendetta, allo smascheramento di eventuali “corvi”, registi di una ricostruzione al vetriolo di vicende interne al Pd torinese e piemontese che con la politica di alto profilo hanno davvero poco da spartire.

A volare alto, notoriamente, sono le aquile…