Tutto cominciò nel 1747 durante la battaglia dell’Assietta, quando l’esercito sabaudo respinse i francesi senza arretrare di un passo.
Sono state certamente molte, nel corso della Storia, le frasi famose pronunciate sui campi di battaglia: più o meno romanzate, alcune espressioni sono a tal punto celebri da essere diventate quasi leggendarie.
Basti ricordare la nota “Qui si fa l’Italia o si muore!”, pronunciata da Giuseppe Garibaldi durante la battaglia di Calatafimi.
Ebbene, in questo mare di citazioni esistono storie meno conosciute, ma non per questo meno importanti. Ad esempio, quella che riguarda la nascita del termine “Bogianen”, da secoli comunemente utilizzato per indicare i Piemontesi.

La guerra di Successione austriaca e la battaglia dell’Assietta

Nel 1740, in seguito all’ascesa al trono austriaco di Maria Teresa d’Austria (conseguenza della Prammatica Sanzione), i grandi stati europei si dividono in due schieramenti, a favore e contro la nuova sovrana. Sostengono la legittimità della regnante l’Austria, il Regno Unito, i Paesi Bassi, la Russia e il Regno di Sardegna; si oppongono, tra gli altri, la Francia, la Prussia, la Spagna e la Svezia. È la guerra di Successione austriaca.
La guerra proseguirà fino al 1748 e si concluderà con il riconoscimento della sovrana. Ciò che più ci interessa accade il 19 luglio 1747 su un pianoro piemontese tra la Val Chisone e la Val Susa, a quota 2.500 metri: il Colle dell’Assietta.
Un corpo d’armata dell’esercito francese punta verso il forte di Exilles, con lo scopo di assediarlo. Per giungervi, però, deve prima superare i piemontesi del Regno di Sardegna, asserragliati sul Colle dell’Assietta.
Al comando delle truppe sabaude è il generale Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio, che dispone le truppe sulla testa del Colle, così da permettere una difesa a 360° contro le decisamente più numerose truppe francesi, comandante dal generale Bellisle.

Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio

I Francesi, non potendo dispiegare in campo aperto le loro maggiori forze, si trovano da subito in difficoltà. Lo stesso Bellisle, dopo aver strappato dalle mani di un soldato la bandiera francese per correre verso i trinceramenti piemontesi al fine di infondere coraggio alle truppe, viene ferito da una baionetta e poi ucciso da un tiratore scelto.
La testa del Colle dell’Assietta sembra quindi resistere all’impeto dei Francesi, ma sulla punta del Gran Serin, dove la montagna si apre con maggiore ampiezza, la situazione è più critica e pare volgersi a favore dell’esercito invasore.
Il Conte di Bricherasio, preso atto della difficoltà in cui si trovano le sue truppe sul Serin, ordina dunque al Conte di San Sebastiano, che comanda i reparti più avanzati, di ritirarsi dalla testa del Colle con le sue truppe per raggiungere il Serin. Uno spostamento che avrebbe comportato la perdita delle postazioni più avanzate, difese da ore con coraggio dai piemontesi, e che, probabilmente, avrebbe compromesso l’esito dell’intera battaglia.

Il gran rifiuto del Conte di San Sebastiano

La Storia si unisce così alla Leggenda, dando vita ad una delle pagine più belle della secolare storia militare sabauda e, come vedremo, ad un termine che ancora oggi connota i piemontesi.
Il Conte di San Sebastiano dunque, ricevuto l’ordine scritto di ripiegare, per tre volte si oppone, fino al famoso rifiuto: “In faccia al nemico le Guardie non possono volgere le spalle: nojàutri bogioma nen da sì. La strenua difesa del Colle così continua.

La decisione di non arretrare si rivelerà decisiva. L’esercito francese, dopo cinque ore di battaglia, è battuto: 5.000 tra morti, feriti e prigionieri, insieme a 7 generali uccisi, convincono i francesi a tornare nei propri confini, senza tentare altre battaglie contro il piccolo, ma tenace, esercito sabaudo.
Pochi giorni dopo, il re Carlo Emanuele III di Savoia si rivolgerà ai sudditi con le famose parole: “Li nemici che in numero molto superiore erano venuti ad attaccare con gran impeto li nostri trinceramenti del colle della Sieta al di sopra d’Exilles con li avere li medesimi persi sei stendardi, lo stesso generale che li comandava, molti ufficiali di primo grado e da cinque o seimila uomini tra morti e feriti e prigionieri”.
Lo stesso re di Prussia, non presente sul campo di battaglia, ma facente parte dello schieramento nemico, in quei giorni dirà, riferendosi all’esercito piemontese: “Se noi disponessimo di un esercito di tale valore, conquisteremmo l’Europa”.

Bogianen: il termine che ancora oggi definisce i piemontesi

L’espressione “Bogia nen” (pron. Bugianèn), letteralmente e come i torinesi ben sanno, significa “Non ti muovere”.
Dopo la battaglia dell’Assietta, il termine Bogianen entrò nel linguaggio comune per descrivere il carattere dei piemontesi e, durante il risorgimento, i piemontesi in generale (gli ufficiali sabaudi, al tempo delle guerre d’indipendenza, erano infatti soliti riprendere le truppe, provenienti da diverse parti d’Italia e particolarmente esuberanti, con il richiamo “Bogia nen!”: il termine fu dunque allargato, dai soldati, a tutti piemontesi).
Bisogna sottolineare, purtroppo, come il termine sia stato spesso utilizzato soltanto in maniera letterale, per indicare un comportamento passivo e indolente, di qualcuno che non vuole correre un rischio, per sottolineare la pacatezza e la prudenza dei piemontesi.
Ma la Storia ci insegna come, invece, i Bogia nen siano uomini fermi e determinati nelle loro decisioni, orgogliosi delle proprie origini e tenaci fino allo stremo. Gente piemontese, gente che, a 2.500 metri sotto il fuoco nemico, così come nella vita quotidiana, anche davanti alle difficoltà, forse appare testona, ma non arretra di un passo.