di Bernardo Basilici Menini

Decine e decine. Il numero dei gruppi di chiara fede fascista o neo fascista presenti su Facebook è allarmante. Da chi decide di richiamarsi alla figura di Benito Mussolini a chi, spingendosi oltre, inneggia in maniera equivocabile al partito alla dittatura e al ventennio.
Se questo tipo di fenomeni è sempre stato sommariamente presente sul social network di Mark Zuckemberg, la crescita nel numero di iscritti e simpatizzanti fa saltare all’occhio il fenomeno: il gruppo più pesante in termini numerici, I Giovani Fascisti Italiani, che si racconta come un “gruppo fascista per la rinascita dell’Italia”, vede tra i suoi seguaci oltre 150 mila profili. All’appello presenziano anche altri gruppi come Fascisti Italiani, con circa 17 mila like, Fascismo e Liberta (senza accento, così come riportato), circa 12 mila, e Dna Fascista, circa 11 mila.

I toni e i contenuti di questi gruppi sono d’altronde inequivocabili. Oltre alle solite bufale create e messe in rete da finti siti web di informazione e alle classiche invettive verso gli immigrati (condite da commenti come “olio di ricino e manganello. E se non basta, Beretta”) le bacheche di queste pagine sono colme di vere e proprie esaltazioni del fascismo e di Mussolini, auspici alla restaurazione del regime fascista, immagini di saluti romani, fasci littori e squadristi. In più di un caso si parla della necessità di riscrivere i libri di storia, un’abitudine che oggi come ieri sembra essere molto cara a fascisti e neo fascisti.

Immancabile in queste pagine il link di reindirizzamento a ilduce.net, un sito che si autoproclama “di divulgazione della verità storica su Benito Mussolini e sul fascismo” e che mette in vendita un’ampia gamma di merchandising che sfida le regole e i paletti imposti dalla legge.

E proprio questo è uno dei punti su cui sorge l’interrogativo. Tutti i siti web e le pagine Facebook sopra menzionate si scontrano evidentemente con quanto dettato dalla legge Scelba, il provvedimento che nel 1952 ha introdotto il reato di apologia di fascismo, che rende perseguibile penalmente chiunque “faccia propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista”, o chi “pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.

E’ facile chiedersi a questo punto come sia stato possibile che tali pagine siano riuscite a crescere così tanto senza alcun intervento da parte della polizia postale o dei sistemi di segnalazione dei contenuti non appropriati che il social network di Mark Zuckemberg mette a disposizione. Posto che, almeno su Facebook, inneggiare al fascismo sia in effetti considerato come inappropriato.