Marco Grimaldi, consigliere regionale piemontese rieletto con Liberi Uguali Verdi, è un volto conosciutissimo a Torino. Non solo per il suo lavoro nella scorsa consiliatura in Regione e ancora prima in Sala Rossa in Comune a Torino, ma soprattutto perchè lo “stare in mezzo alla gente” per lui non è solamente uno slogan da usare in campagna elettorale, come invece fanno molti suoi colleghi politici. Apprezzato, criticato al punto giusto, Grimaldi per alcuni risponderebbe al mantra “che fine farà la sinistra?” alla perfezione. Per il momento ci siamo accontentati di intervistarlo e ha risposto alle nostre di domande non solo sulla sua componente politica ma anche sui suoi alleati di centrosinistra e in particolare sul futuro della nostra città.

Chiuso il capitolo Regione è già iniziata la corsa per le amministrative di Torino del 2021. Il centro sinistra deve riconquistare Palazzo Civico, quali sono gli elementi su cui lavorare per riuscirci?

Credo che non sia difficile immaginare una città più giusta, più intelligente e più europea di così.
Più complicato sarà creare la piena e buona occupazione, far tornare Torino a un milione di abitanti, renderla più pulita e più attenta agli ultimi, più attrattiva e meno provinciale. Evitiamo le caricature alla Gomorra. Non ci dobbiamo “riprendere quello che è nostro”. La città è di chi la abita e di chi lavora, di chi studia e di chi lotta. Proviamo a chiedere alle tante persone che la rendono migliore ogni giorno di aiutarci. Umiltà e apertura sono le chiavi per ogni buon cammino.

Citando il film La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana “Qui tutto rimane immobile in mano ai dinosauri”: mi riferisco al Partito Democratico, vostri alleati del centro sinistra. Mentre all’interno del Pd over 70 continuano a imporre le loro scelte e più che di programmi per il futuro si parla di correnti da voi si respira aria fresca. Per evitare che, come i dinosauri, il centro sinistra si estingua sul nostro territorio non è che voi potreste dare dei suggerimenti visto che in quanto a “gioventù” avete solo da insegnare?

Guardi, se quando avevo 25 anni la Sinistra Giovanile non avesse invaso pacificamente la Direzione Provinciale degli allora Democratici di Sinistra, io non sarei neanche stato candidato e quindi poi eletto in Consiglio Comunale. Noi le porte le abbiamo aperte da soli e senza aiuto, perché non c’è cosa peggiore della cooptazione. Non mi permetto di dare suggerimenti ai miei coetanei democratici, ma a me pare comunque che qui il problema sia soprattutto un altro: l’incomunicabilità con il mondo giovanile. La politica istituzionale, compresa quella a sinistra, è considerata dai millenials come un telefonino senza schermo touch screen. E, al contrario, i giovani vengono dipinti per eccessi: zombie e fannulloni, alcolisti e schizzinosi. La verità è che se governi e non sai cos’è la trap o la blockchain sei tu il problema.

Intellettuali, noti ambientalisti, musicisti come Samuel e Max Casacci dei Subsonica, Johnson Righeira e Bunna vi hanno dato il loro endorsement. Quale è il vostro segreto? Perché piacete?

Alcuni li ho conosciuti vent’anni fa, quando da ragazzino ho chiesto loro di salire su un camion con casse e tantissimi watt per andare ad assediare la Regione contro la censura dei libri di testo, i buoni scuola alle private e il taglio delle borse di studio pubbliche. Ci siamo mobilitati contro la guerra in Iraq, contro le mafie e il nucleare, per l’acqua pubblica, abbiamo fatto campagne per non criminalizzare il dissenso, la vita notturna, per riaprire i Murazzi. Insomma, Torino è la nostra città e ce la immaginiamo da tempo più bella di così. Ci siamo ripromessi di tenerla accesa anche quando i riflettori mainstream si fossero spenti. Non molliamo, tutto qui.

Le varie elezioni continuano a dimostrare che le zone più difficili da conquistare sono le periferie, le stesse che avevano votato in massa Appendino ora si lasciano lusingare dalle sirene della Lega di Salvini. Le si deve considerare perse definitivamente o c’è ancora speranza per riconquistarle?

Iniziamo a non semplificare. Io la povertà preferisco chiamarla con i nomi della sottoccupazione, della disoccupazione e della precarietà. Se per periferie intendiamo i luoghi dove la gente ha un reddito più basso, servizi più scarsi e piazze più degradate, allora stiamo parlando di un fallimento che rappresenta il limite più grande dell’ultima stagione di governo del centrosinistra. Ora, però, i 5 Stelle governano la città, la Lega la Regione e insieme governano il Paese. Le scuse per loro sono finite. Noi invece dobbiamo smetterla di trattare tutti quelli che votano Lega come dei fascisti e coloro che hanno dato la fiducia ai 5 Stelle come degli ingenui o ancor peggio degli ignoranti. Se esiste la guerra tra i poveri è perché non sono stati accesi i fari sui primi “irraggiungibili” da chi avrebbe dovuto farlo. Se in questi anni si fossero redistribuiti reddito, tempo e patrimoni, oggi non saremmo sommersi da questa onda nera. 

Come si immagina la Torino del futuro? E per piacere non ci dica sorvolata dai droni…

La città della mobilità del futuro, a partire dall’auto elettrica, ma non solo. Vorrei altre due linee di metropolitana, una seconda è già in parte realizzata, se solo si aprissero le stazioni Dora e Zappata. Vorrei vedere un piano strategico sui nostri fiumi e sul loro uso, ridisegnare i tempi e il verde pubblico a partire dai deserti industriali e dalle aree degradate. Mi immagino una città dove il cibo e lo sport di strada siano il modo migliore per battere il degrado. Una città con meno auto di proprietà e più condivisione, a partire dal trasporto pubblico e dalle 10 nuove flotte di tram, per cui mi indebiterei anche mettendo la Mole, la Juve e il Toro come garanzia (scherzo, ma non così tanto). Vorrei 5 nuovi centri per i 5 municipi che la comporranno. Vorrei vedere attuato il mio piano di pedonalizzazioni insieme al biciplan, da costruire con tutte le scuole e i giovani della città. Immagino una Torino piena di universitari, sempre di più, e finalmente pronta a far crescere nuovi bimbi. E poi mi immagino una città che entro il 2030 abbia fermato l’unica migrazione che ci spaventa: quella dei troppi giovani fuggiti all’estero per mancanza di opportunità e lavoro. Ma soprattutto, me la immagino disegnata da tanti, progettata da molti e non da pochi. Torino deve diventare plurale come il suo governo. Peggio delle caste e delle logge segrete c’è solo la gerontocrazia dei mediocri che sono arrivati prima e ti spiegano che tutto si può fare con meno reddito, mai il loro però. 

Al ballottaggio Fassino-Appendino è innegabile che parte del vostro elettorato ha appoggiato M5S. Tornaste indietro lo fareste ancora?

Tornaste indietro? Guardi, io al ballottaggio ho votato Fassino, anche se penso che sia stato un Sindaco che ha sbagliato troppo, non empatico e con poche idee. È certamente vero che molti altri, attirati dal cambiamento o mossi dal malessere verso la mutazione genetica del Pd, hanno compiuto scelte diverse. Tutti certamente dicono, come me, che si sta peggio di 3 anni fa. E quindi?
Guardando indietro avrei tante domande da fare al campo democratico e progressista. Se fossimo andati al voto prima del Governo Monti? E se avessimo fermato la legge Fornero, cancellato le 39 forme di contratto precarie e ridato dignità al lavoro? Evitato esternalizzazioni e dismissioni di quote di partecipate? Ma con i “se” non si fa la storia. Troppo comodo, col senno di poi, avere nostalgia di un prima già inadeguato. Se abbiamo perso è perché ce lo siamo meritati. Uso il plurale, eh.
Se potessimo tornare indietro, per esempio sceglierei il 2011, combatterei ancora di più per evitare gli errori fatti e chiederei ai 40enni di allora di aprire un nuovo ciclo, insieme. Ma vede, il passato non si cambia con i racconti. Pensiamo a come non commettere gli stessi sbagli e costruiamo strade migliori.

Lei se ne rende conto che potreste incidere di più nella vita politica torinese? Le svelo un segreto, sapete che potreste diventare il salvagente dei vostri alleati di centro sinistra che continuano a litigare tra di loro? Ha qualche idea su come dare una mano per il futuro politico di Torino?

Salvagente? Ma mica noi esistiamo per far perdere o far vincere i nostri possibili alleati. Mettiamola nel modo giusto. Il voto d’opinione non arriva alla sinistra perché spesso siamo stati poco utili e poco credibili. Se sono tra i primi tre eletti di tutte le liste in città è per le tante battaglie fatte e perché dietro al mio nome ci sono centinaia di persone che vogliono una città diversa, perché praticano quello che dicono, perché ogni giorno fanno la differenza. Puó star certo che li vedrete presto in azione. Sono già sui banchi e per strada. Le alleanze e le coalizioni diventano alichimie sterili se prima e a monte non c’è un’idea di città e di società e, insieme, un piano per coinvolgere e mobilitare le migliori energie che Torino ha e che tiene sopite. Torino è meglio di così. State a vedere.