È una piazza trasversale alle generazioni quella che dà il benvenuto a Greta Thunberg in un freddo venerdì 13, rallentato dalla neve che è caduta in mattinata su Torino e dallo sciopero dei mezzi pubblici. Sarà per questo che, chi immaginava una piazza straripante, forse è rimasto un po’ deluso.

Come in un concerto rock nel quale si vuole la prima fila per vedere il proprio beniamino così prossimo da essere sfiorato con le mani, per la verità le transenne sono a debita distanza dal palco, molti adolescenti, accompagnati spesso dai loro genitori, si sono accaparrati i “posti migliori”. Hanno la spilla dei giovani FFF, i Fridays for Future, che ribadiscono a gran voce come Greta non sia una rock star ma semplicemente una giovane che sa dire, in modo semplice e diretto, quello che la scienza, inascoltata, sottolinea da tempo.

«Sapevamo che sarebbe arrivata e siamo venuti a ficcanasare perché abbiamo lezione qui vicino – dice Leonardo – . È un tema che dev’essere accolto, qui a Torino si respira malissimo: io abito in montagna e quando scendo in città sento la differenza».

Francesco studia scienze naturali «e il tema dell’ambiente è il nostro futuro, lo studiamo. Non siamo qui esclusivamente per Greta ma perchè il tema è importante. Ognuno deve fare la sua parte e la politica deve ascoltare, non è che se una persona fa comizi in piazza, basta per cambiare le cose. Bisogna accogliere il messaggio della piazza e poi tornare a casa, con un comportamento virtuoso da seguire».

C’è la famiglia, che mette insieme tre generazioni di ambientalisti: l’ultima una piccina nella carrozzina con lo slogan ambientalista, uno dei tanti, che accompagnerà la giornata. «Sono molto preoccupata per l’ambiente, per i giovani, per il futuro. Greta sta portando nel mondo un lavoro enorme, scuotendo le coscienze di tutti, giovani e meno giovani». Livia, che fa parte dei Parents For Future ne è convinta: «Stiamo cercando di sostenere i giovani nella loro lotta. Io combatto per il futuro dei miei figli, sono emozionata perché in ogni sciopero ci siamo, e stiamo organizzando  con le scuole molte iniziative, anche con i bambini delle materne. Per noi incontrare Greta, oggi, dalla quale tutto è cominciato, è davvero emozionante. Lei porta questo messaggio in tutto il mondo».

«Il cagnetto manifesta per il clima, perchè lo smog fa male anche alla sua salute –  secondo Mattia, che ha tredici anni e che contribuisce a un pianeta migliore dai piccoli gesti quotidiani – Non uso plastica, in tram a scuola, usiamo pochissimo l’auto per uscire».

Danilo ha in braccia il figliolo: cappellino del Toro e occhi azzurri sgranati sul palco perché anche lui, come quelli un po’ più grandi, aspetta Greta. Dice papà: «Vogliamo ascoltarla ma siamo qui per testimoniare che bisogna iniziare da piccoli a comprendere cosa ci sta succedendo e cosa ci aspetta, quindi voglio che mio figlio inizi a capire che è giusto non buttare la carta, usare l’auto una volta di meno ma meglio caminare, lo fanno anche a scuola. Oggi è uscito da scola un’ora prima, sono andato a prenderlo e insieme siamo qui. Non mi interessa che capisca tutto e subito, perché è piccino, ma pian piano».

Raffaele è in piazza, per ascoltare e capire: «Mi occupo di rinnovabili dal 95 e credo che sia straordinaria l’attenzione che è riuscita a generare, forse perchè è genuina. Se non accettiamo di cambiare il sistema produttivo di massa e tutti i sistemi inquinanti, sarà difficile cambiare le cose in tempo. E poi, in temo per cosa? Per continuare le cose in questo modo?».

«Spero non sia una moda, penso che di qui stia passando la storia e noi siamo qui per questo», dice Paola. Ci sono i “Nonni for Future” che, come spiegano Alberto e Germana, sono lì per i nipoti che «hanno sei e sette anni e purtroppo tra una decina d’anni inconsapevolmnte si troveranno da gestiree quel pianeta che noi, altrettanto inconsapevolmente, abbiamo fortemente danneggiato. Siamo i figli degli anni 50, del dopoguerra, del benessere, tutto è stato fatto senza pensare, dalla scelta dell’alimentazione alle auto. Oggi ne abbiamo coscienza e insieme alle nuove generazioni ci diciamo “costruiamo insieme il futuro”».

Tra la folla, molto lontana dal palco, la sindaca Chiara Appendino accompagnata dal suo staff vuole ascoltare con attenzione «Voglio sentire cosa dirà Greta».  Accompagnata dall’assessore all’Ambiente Alberto Unia: «Questo è uno spazio importante, che non è nostro ma coloro che si stanno impegnando sul tema, quindi sono qui per ascoltare. Questa ragazza sta facendo parlare di un tema, che in realtà è sempre stato visto come di nicchia, rendendolo popolare e accessibile».

Sul fatto che nel nostro Paese un vero movimento ecologista, “verde”, un partito come quello che c’è in altre parti d’Europa, non esiste più, sottolinea: «In Italia i problema politico è la politica, non tanto il verde, è la politica in Italia che negli ultimi anni ha perso alcuni valori ed è anche difficile trovare qualcuno in cui identificarsi quando si deve votare. Credo che i verdi in passato siano stati una grande realtà, commisurata a quel periodo storico, ora non funzionerebbe più. Ci vuol qualcosa di più forte, popolare, divulgato». E Stefano Lo Russo, capogruppo del Partito Democratico in Comune, anch’egli in piazza Castello, commenta «vedere i giovani che si impegnano per il futuro è uno stimolo importante a fare sempre meglio ed è un bellissimo messaggio di speranza».