di Moreno D’Angelo

Sembrerebbe una buona notizia che interrompe una sequela di dati macroeconomici nazionali allarmanti. L’ultima rilevazione Istat ha riscontrato un calo dello 0,2% nel rapporto deficit Pil passato dallo 3,7% al 3,5%.
L’inversione di tendenza è però frutto di una innovazione contabile introdotta a livello comunitario che costringe a prendere in considerazione una stima del fatturato di attività illegali come la prostituzione, droga e contrabbando di sigarette. Un ingresso che ha comportato una rivalutazione del Pil dell’1% quantificabile in 15.5 miliardi di euro che comprende anche tutto l’indotto di questi settori. I dati si riferiscono a stime sul 2011.
L’Istat ha inoltre fornito una nuova stima dell’economia sommersa nazionale che è stata quantificata in circa 187 miliardi pari all’11,5% del Pil del 2011. In questo dato è compreso il lavoro irregolare e le sottodichiarazioni che sfuggono al fisco.
A questo dato, aggiungendo il giro delle attività illegali come droga, prostituzione e contrabbando, si arriva ad un totale di “economia non osservata” di oltre 200 miliardi (pari al 12,4% del Pil).
Le riflessioni sugli effetti per le magre finanze nazionali di un potenziale flusso proveniente da tali attività fuori controllo che sfuggono totalmente al nostro fisco sono aperte come il dibattito sui modi per ricomprenderle.