Giorni difficile per il nostro Paese. Di quelli che resteranno nella storia. Su questo non c’è dubbio. Lo pensa anche il neo senatore del Partito Democratico Mauro Laus, che non ricorda attacchi così pesanti al presidente della Repubblica italiana, nonostante non sia la prima volta che qualche nome dalla lista dei ministri non venga accettato. È successo con Sandro Pertini, con Oscar Luigi Scalfaro, con Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano. Eppure il no a Paolo Savona da parte di Sergio Mattarella ha scatenato il caos, con Giuseppe Conte che ha rimesso il suo mandato.

Senatore Laus è stupito di quello che sta accadendo sul piano nazionale?

È evidente che dal giorno successivo alle elezioni, dal 5 marzo, la Lega e i Cinque Stelle non abbiano mai smesso di fare campagna elettorale. Sono sicuro che la Lega abbia avuto fin da subito piena consapevolezza che il contratto giallo-verde, non avendo la giusta copertura, sarebbe saltato. Non sono dunque affatto stupito dall’epilogo a cui abbiamo assistito. L’asse antisistema, antieuropeista Lega-Cinque Stelle si stava consolidando già in campagna elettorale, a tal punto che, lo stesso Salvini, mentre registrava l’allargarsi del consenso, si preparava ad entrare sempre più nel personaggio, quel personaggio che finalmente nelle scorse ore è venuto allo scoperto. Capire fino a che punto abbia bleffato, questo ora è compito del M5S.

Crede che anche gli elettori abbiano dato questa lettura dei fatti?

Certamente il cittadino comune non ha fatto tutti questi ragionamenti, si è giustamente affidato all’empatia di alcuni discorsi e di alcuni toni utilizzati per parlare appositamente alla pancia della gente, entrando cosi in diretta sintonia con Di Maio e Salvini. Non bisogna però confondere la legittimità dei voti presi con la sovranità del Popolo. Quest’ultima è infatti legittima, ma sempre e solo nei limiti previsti dalla Costituzione che demanda al Presidente della Repubblica la facoltà di nominare i ministri. Per quel che mi riguarda, non ricordo attacchi cosi sfrontati e diretti alla presidenza come quelli a cui stiamo assistendo in queste ore. La discussione sull’operato del Presidente Mattarella non sarebbe, a mio avviso, nemmeno da aprire.

Una delle accuse mosse a Mattarella è quella di aver anteposto i mercati alla volontà degli elettori. Cosa risponde?

Rispondo che il presidente ha agito nell’interesse nazionale. I mercati finanziari non hanno sentimenti o colori politici, e non si tratta di una questione legata all’Europa, ma ai mercati. O hai un Paese amministrato in modo responsabile o altrimenti lo spread si alza, creando non poche ripercussioni sull’intero Paese. I titoli ad alto rischio certamente non attirano i compratori e più aumenta lo spread, più aumentano gli interessi, riducendo le risorse finalizzate ai servizi, quei servizi a cui accennava anche il contratto giallo-verde. Un ottimo modo per trovare riscontro a quello che dico, sarebbe quello di piazzarsi davanti agli istituti bancari e chiedere alle famiglie in cerca di mutuo o alle imprese in cerca di investimenti, cosa ha consigliato loro il funzionario di banca. Scopriremmo che la stabilità dei mercati nella vita delle persone non è poi un fatto cosi marginale.

In tutto questo che ruolo crede possa avere il Partito Democratico?

Il ruolo del Pd sta venendo fuori in modo naturale così come è sempre più evidente il perché siamo nello stesso partito. In casi delicati come questi, dove a rischio c’è la credibilità di un Paese e la sua stessa Costituzione, siamo capaci di una compattezza straordinaria. Ti rendi conto di essere nel posto giusto, al di là delle sfumature e delle differenze. Ora dobbiamo alzare il livello di guardia verso tutte le vecchie e nuove derive autoritarie. In questi 80 giorni siamo stati ostaggio di Salvini e Di Maio, ora non dobbiamo più permetterlo. Dobbiamo continuare a parlare di Europa, con la compattezza delle istituzioni e le alleanze internazionali. Dobbiamo parlare di interventi nei confronti delle persone in difficoltà, dobbiamo potenziare il reddito di inclusione e prevedere interventi incisivi di contrasto alla povertà.

C’è chi imputa la responsabilità di questa situazione anche e soprattutto al Pd. Cosa ne pensa?

Il Pd non ha mediato con il Movimento Cinque Stelle semplicemente perché non c’era lo spazio per farlo. E’ evidente che l’accordo giallo–verde c’era già e saremmo rimasti stritolati. Comprendo la buona fede e l’intelligenza politica di amici e colleghi che volevano concedere un’apertura, ma un altro pezzo del partito era convinto che sarebbe stata solo una sceneggiata, cosi come poi si è rivelata. Detto questo, il tema vero è che le Istituzioni vanno difese da chi cerca, con subdola propaganda mediatica di delegittimarle. L’Italia non merita questo.