Il giorno dopo il voto, scontato, contro la Tav in consiglio comunale a Torino, il fronte del Sì comincia a stringere il cerchio attorno ai pentastellati torinesi e innanzitutto contro la sindaca Appendino che cala ancora di un gradino nel gradimento della città, più per il suo nascondersi che per quello che dice.

Innanzitutto gli industriali: il loro leader Vincenzo Boccia da Ivrea osserva che l’Italia ha bisogno di lavoro, ma che la giunta torinese non sembra preoccuparsene. «Bisogna aprire l’Italia all’Europa», dice il presidente di viale dell’Astronomia.

Gli imprenditori di quello che ancora viene considerato il triangolo produttivo più importante d’Italia, Torino, Milano e Genova, definiscono il no della Sala Rossa al collegamento un «colpo mortale allo sviluppo del Nord Ovest», ricordando la stretta interconnessione con il Terzo Valico. Mentre il presidente dell’Unione Industriale di Torino, Dario Gallina, promette una manifestazione dei “Centomila” per la Tav.

In campo le piccole aziende: «Vogliamo coinvolgere – spiega il presidente dell’Api Torino Corrado Albertoanche chi lavora con noi nelle nostre imprese, così come chi vuole condividere le nostre posizioni. Chiamiamo a raccolta tutta la società civile. Protestiamo contro un governo, una classe politica, le istituzioni locali e nazionali, contro chi si nasconde la realtà».

Da Dubai, Appendino presente al forum sulla finanza islamica continua il suo silenzio lasciando che della questione se ne occupi il governo.

Anche il mondo politico è in fibrillazione e l’ex sottosegretario ai Trasporti, Mino Giachino, ha portato a 25mila la sua raccolta firme pro Tav, assieme all’ex ministro Francesco Forte.

Augusta Montaruli deputata di Fdi promette una raccolta firme per un referendum consultivo. E così i radicali che pensano a fare esprimere i torinesi sull’infrastruttrua in occasione delle elezioni europee.

Oggi pomeriggio è atteso l’intervento in consiglio regionale di Sergio Chiamparino.