Interviene anche Paolo Giordana, già Capo di Gabinetto della Sindaca Chiara Appendino nonché uno dei principali artefici della sua elezione sullo scranno più alto di Palazzo Civico, sulle comunicazioni negate in Consiglio Comunale, sulla vicenda della candidatura sfumata di Torino ai Giochi Olimpici Invernali 2026, con la motivazione che «la sindaca ha già detto cosa pensa con un post sulla sua pagina Facebook».

Lo fa commentando il punto di vista del senatore democratico Mauro Maria Marino pubblicato su Nuova Società, in cui il parlamentare torinese ricordava alla Sindaca e alla sua maggioranza che “le istituzioni non sono un social network”. L’ormai ex “Richelieu di Palazzo Civico”, infatti, posta sul profilo del senatore dem il video dell’intervento di Chiara Appendino in Sala Rossa il giorno del suo insediamento ed anche la trascrizione di alcuni significativi passaggi di quell’ormai storico e sconfessato discorso.

«Bisognerebbe andare a rileggere le parole del discorso di insediamento e sarebbe evidente che lei non le ha mai fatte sue. (Purtroppo)» è l’invito di Paolo Giordana che poi, con l’ironia che lo contraddistingue, aggiunge: «Per favore qualcuno glielo ricordi che ha detto questa frase… può sempre dire che era plagiata …»

La frase in questione, effettivamente, stride con quella pronunciata dalla capogruppo del M5S Valentina Sganga nel momento in cui ha negato il dibattito in aula. «Questo è il luogo del confronto e dell’incontro – affermava, infatti Chiara Appendino poco più di due anni fa – questo è il luogo nel quale dialogheremo, portando nei dibattiti che ci saranno la nostra passione e le nostre idee e, insieme, decideremo per il bene di Torino. Il monito inscritto nella tela del soffitto di quest’aula ci ricorda che nessuno è detentore della verità assoluta, ma solo nel consiglio, inteso come metodo costante di confronto, si può ambire alla vera sapienza».

E ancora Giordana, che ha buona memoria, ricorda l’impegno assunto dalla sindaca in quel solenne discorso di apertura del suo mandato da sindaca, quando diceva «Come amministratori di una Città noi abbiamo il dovere di ripartire proprio dalla fiducia che i torinesi hanno avuto in noi e, con un lavoro che sarà collegiale con ciascuno di voi che sederà in quest’aula, al di là delle parti politiche, dimostrare che il Prossimo non è nostro nemico, che non siamo in pericolo se usciamo da noi stessi per andare ad incontrarlo. “Nessun uomo è un’isola”, scriveva John Donne e ora, in questo dilagare di egoismo e particolarismo, queste parole devono risuonare come un forte monito a ricordare la nostra profonda natura umana».

Dopo soli due anni quelle parole sono sconfessate dalle azioni, il monito iscritto nella tela del soffitto della Sala Rossa rimane lassù, non letto e non messo in pratica, e il luogo della discussione non è più, per i grillini, il Consiglio Comunale, ma Facebook. E il senso delle istituzioni, dalle parti dell’ufficio della Prima Cittadina, rischia di scomparire. Un po’ come il sogno olimpico.