L’armonizzazione del settore “ gioco online ”, nel quale si inseriscono tutti i prodotti di intrattenimento, dai giochi da casino alle scommesse sportive, è ostacolata da differenti regole nazionali ed è tempo che l’Unione Europa intervenga per uscire da questa giungla normativa e rimettere un po’ d’ordine.
Questo il pensiero di Lo Maarten Haijer, segretario della European Gaming and Betting Association (EGBA).

Più di 12 milioni di europei puntano regolarmente online, effettuando giornalmente 1 milione di transazioni da e verso le aziende associate all’EGBA, il settore è vasto ed in continua espansione; ad oggi il 20% delle puntate a livello europeo sono effettuate tramite il canale telematico.

La sfida principale è quella di conciliare il rapido cambiamento tecnologico con la protezione dei consumatori ed un’efficace regolamentazione comunitaria sarebbe più che auspicabile. Basterebbe seguire l’esempio di altri settori come per il regolamento generale sulla protezione dei dati e la direttiva antiriciclaggio, che forniscono varie basi normative, mentre il settore del gioco è regolato interamente dalle politiche nazionali.

Il risultato sono 28 regolamenti diversi e 28 diverse esperienze di gioco per la clientela, in un ambito, quello web, dove essendo le frontiere molto labili, la mancanza di coerenza nelle politiche diventa un problema.
Il singolo individuo è infatti facilmente esposto a pericoli provenienti da siti web che non proteggono pienamente i loro diritti.

La Commissione europea ha nel 2014 delineato a tal fine un elenco di salvaguardie che i paesi dovrebbero adottare per garantire agli europei un livello più coerente ed elevato di protezione dei giocatori andando a richiedere che in ogni stato venisse creare un registro nazionale di autoesclusione per consentire alle persone che puntano troppo o troppo spesso – come può accadere in un settore dell’intrattenimento come il nostro – di escludersi dalla possibilità di accedere ai siti web di scommesse.

Solo 14 paesi dell’UE hanno adottato un registro nazionale di autoesclusione e solo 13 impongono la dicitura “divieto di scommessa per i minori” sugli annunci pubblicitari.

C’è moderato ottimismo verso la nuova commissione europea in via di costituzione, una volta per tutte c’è la speranza che si possa finalmente giungere ad una normativa europea comune.

Le scuole di pensiero sono però due: la prima, ad oggi dominante, spinge per creare ex novo una comune normativa europea che sia un mix di norme ad oggi presenti nei vari stati.
La seconda, minoritaria, mira ad applicare a livello comunitario la normativa di una singola nazione che verrà considerata come la migliore possibile e più adatta per normare il gioco online nell’intero continente.
Dovesse prevalere quest’ultima ipotesi ci sono buone possibilità che venga prescelta la normativa italiana.