La settimana scorsa è giunta in Italia la commissione del CIO incaricata di valutare il dossier della candidatura di Milano e Cortina.

Senza entrare nei dettagli della visita e del progetto presentato, la vera nota di interesse è data dal fatto che venerdì il sottosegretario Giorgetti ha presentato una lettera del Presidente del Consiglio nella quale il governo si impegna a sostenere i Giochi Olimpici.

Il sostegno è stato dato dopo che una analisi costi-benefici commissionata all’Università “La Sapienza” di Roma ha stimato 601 milioni di maggiori entrate fiscali per lo Stato a fronte di 415 milioni di spese sostenute dal governo. I costi per la sicurezza dell’evento a carico dei cittadini italiani sono stati stimati intorno ai 402 milioni.

Il premier Conte ha quindi annunciato con orgoglio il sostegno ad un progetto “pienamente condiviso da governo, enti locali e CONI”.

A questo punto non può che sorgere spontaneamente una domanda: ma la linea del Movimento Cinque Stelle non era quella dei Giochi senza alcun sostegno economico da parte del Governo?

Evidentemente no, in quanto il vice premier Di Maio ha affermato che “come governo sosterremo le Olimpiadi per le spese di sicurezza e per gli investimenti. L’importante è non creare cattedrali nel deserto, ma qualcosa di funzionale a imprese e investimenti”.

In sostanza, una vera e propria retromarcia. Retromarcia che, al momento, non trovo comprensibile.

Inoltre, nella giornata di sabato, sono stati presentati i risultati del sondaggio commissionato dal CIO sulle percentuali di gradimento alla manifestazione: gli italiani favorevoli sono l’83%, i contrari il 4%, gli indecisi il 13%.

Una maggioranza bulgara, insomma.

E Torino? Torino resta tagliata fuori dai Giochi grazie agli improvvisi e amletici cambi di direzione politica, da una nuova ed improvvisa inversione di marcia nella gestione dei fondi pubblici da parte del Governo e per aver subito passivamente lo scacco da parte di una piccola fetta dei contrari all’evento.

Oltre ai danni, ora è arrivata anche la beffa.

Sono perfettamente conscio che amministrare e fare politica sia un ruolo che debba essere aperto alla mediazione e al rispetto delle esigenze delle parti in causa, nel quale bisogna accettare le (tante) sconfitte e gioire delle (poche) vittorie.

Questa volta, però, non posso limitarmi ad accettare e non posso assolutamente condividere una linea politica che manca di rispetto nei confronti di Torino e dei torinesi.

La cosa preoccupante è che comincia a non essere più una novità.