Forse il governatore del Veneto, Luca Zaia, farà davvero uno sforzo per far rientrare Torino nella partita. Ma le probabilità di successo sono minime.

Il Movimento 5 Stelle torinese esulta per l’esclusione della città dei Giochi Invernali 2026 e Chiara Appendino, con il suo “vorrei ma non posso”, è andata incontro a un nuovo clamoroso inciampo politico. Avrebbe fatto meglio a dire no da subito. A opporsi con chiarezza a un evento di cui i grillini negano le ricadute ed esaltano le pesanti eredità, come le piste da bob e i trampolini di Pragelato di cui nessuno sa cosa fare dopo le brevi competizioni. Ma ha preferito invece percorrere una strada più tortuosa con una candidatura senza entusiasmo piena di distinguo che servono a poco se non a far dire al governo, va bene ho capito, lasciamo perdere.

E così è stata sconfitta dai suoi, da Roma, e dalle opposizioni che non potevano avere un regalo migliore. L’astuto Chiamparino da anni dice che gli unici soldi spendibili per i territori arrivano dai fondi europei, e dai grandi eventi. Qui c’erano in ballo 900 milioni. E un buon amministratore, in competizione con gli altri, fa di tutto per assicurarsene il più possibile. Per poi utilizzarli secondo la sua sensibilità.

Questi introiti potrebbero essere considerati il vero fatturato commerciale di un’amministrazione. Quel plus che si distingue dai fondi dovuti e che è un metro abbastanza veritiero della dinamicità , dell’appeal, e del peso di una città o di una regione. Sono soldi, straordinari, che possono servire a creare sviluppo e coesione. Un buon amministratore sa che questo è il secondo tempo della partita dei finanziamenti, quello decisivo. E per questo si spende oltre il dovuto.

E adesso Appendino anziché mostrarsi amareggiata dovrebbe tentare l’impossibile. Gli elettori giudicano i principi fino a un certo punto, quello che conta per loro, come insegna la squadra di cui la sindaca è tifosa, è il risultato. E se per caso i Giochi, anziché all’estero, dovessero finire a Cortina e Milano, con Torino al palo dopo questa figuraccia, gli elettori torinesi non se ne scorderanno.