di Vittorino Merinas

Non tutti i papi vanno a genio. Ogni individuo ha propri gusti ed orientamenti e non tutti gli eletti al sacro trono possono corrispondervi. Con papa Francesco, però, si va ben al di là di dissonanze caratteriali o di indirizzi teologici. Si tratta di manifestazioni oppositive crescenti e consistenti che mettono in discussione non solo il suo stile nel ruolo papale, ma sue posizioni dottrinali ritenute almeno, se non peggio, disarmoniche dalla tradizione.

Chi segue con qualche attenzione le vicende ecclesiali sa di questa situazione, ma non che essa stia diventando sempre più allarmante, tanto da essere apertamente dichiarata dall’arcivescovo di Vienna, cardinale, non di seconda fila, Schoenborn. In una sua recente intervista, infatti, ha affermato che Francesco “mentre ha un forte accoglimento in ambienti che generalmente hanno poco a che fare con la chiesa, ha una forte e significativa opposizione intraecclesiale molto attiva e rumorosa”. E conclude: ”Dobbiamo con amore vincere questi oppositori interni.”. Parole piuttosto sconcertanti su una situazione che non ha precedenti nella storia più recente della chiesa. Contrasti anche forti non sono certo mancati, anche negli ultimi due pontificati, ma non di questo genere e di queste dimensioni. Bofonchiamenti di prelati, preti e laici per arretratezze culturali. Mai significativi contrasti su aspetti dottrinali. Tanto meno sostenuti da figure dell’episcopato.

Una condizione pesante e fuori dal comune che si è andata determinando velocemente. Un papa che scorrazza tra la gente, che parla a braccio, che telefona ad amici e persone in difficoltà, che viaggia su un’auto di poco conto e magari senza scorta e tant’altro ancora non si era mai visto. Un papa disimbalsamatosi da secolari ritualismi e bizantinismi ha sconcertato un episcopato di casta e di potere ostentato. Sconcerto confermato da discorsi, interviste, colloqui amicali che gradualmente rivelarono novità di pensiero e di orientamenti pastorali e che finirono di trasformare in opposizione il già manifesto disagio d’una gerarchia stantia nel suo monotono lamento sul male del mondo e nelle sue ormai ripetitive ed inascoltate esternazioni dottrinali.

A portare dalla latenza alla luce questa opposizione manifestandone levatura e dimensioni furono i due anni di dibattito su matrimonio e famiglia. Quest’ennesimo ritorno su temi capitali della dottrina cattolica messi in crisi dalla cultura contemporanea, hanno occasionato il libero sfogo delle tensioni ormai incontenibili tra sostenitori ed avversari di papa Francesco. Lo scontro si è manifestato subito senza infingimenti. Al libro del cardinal Walter Kasper patrocinatore d’una apertura alla riammissione dei divorziati risposati all’Eucarestia, risposero cinque cardinali con un volume dal titolo più che significativo: Permanere nella verità di Cristo. Dunque, l’invito di Kasper, tacitamente condiviso da Francesco, era senza esitazioni dichiarato fuorviante dalla verità cattolica. Un chiaro avviso al papa. Controversia per nulla addolcitasi a Bi-Sinodo concluso, anzi inasprita da alcuni passaggi dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, ritenuti di così dubbia ortodossia da spingere i dissenzienti a interpretare il testo sulla base di norme precedenti, soprattutto della Familiaris consortio di Wojtyla, o a rifiutarne addirittura il valore magisteriale. A completare il quadro già nero, un gruppo di prelati, teologi e sacerdoti -45 persone, ma sicuramente rappresentative di una schiera ben più folta- ha, di questi giorni, inviato una lettera al decano del Collegio cardinalizio, Angelo Sodano, invocando che induca l’episcopato a chiedere a Francesco di sconfessare 19 passi dell’Amoris laetitia. “Non accusiamo il papa di eresia, scrive il loro portavoce, ma pensiamo che numerose proposizioni possano interpretarsi eretiche”.

Una situazione delicatissima da possibili preoccupanti sviluppi, che si riallaccia solo a tempi ben lontani della storia ecclesiastica. Situazione non imprevedibile se si tengono presenti le condizione della chiesa quando il meteorite Francesco precipitò si di essa. Dominava, non intaccata dal concilio, la logica dell’assolutezza dei principi, della condanna e dell’esclusione. L’opposta logica del discernimento, dell’accoglienza e della misericordia non poteva che incontrare forti resistenze. Vano fin qui il tentativo di Francesco di radicare le riforme strutturali su un rinnovamento delle menti e dei cuori. La resistenza dei meno ancora ferma il cammino dei più. Il futuro si fa sempre più incerto e buio. E Francesco, pur non disanimandosi facilmente com’è nel suo carattere , non vuole vincere “tagliando teste” o a costo di drammatiche rotture.