di Fosca Nomis*

La Commissione Consiliare Speciale di promozione della cultura della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi è stata voluta, e la sua istituzione votata, da tutte le forze politiche di questo Consiglio, il 19 marzo 2012. Decisioni che prendemmo all’ombra dell’indagine Minotauro, i cui risultati ci scossero profondamente e ci diedero la tragica conferma del radicamento della ’ndrangheta nel nostro territorio. Abbiamo reagito. La Città di Torino si è costituita parte civile nel processo Minotauro, e il Consiglio Comunale ha istituito la Commissione avviando così un percorso di approfondimento sul tema e di ricognizione dei possibili interventi nelle materie di competenza dell’amministrazione comunale. Abbiamo deciso di farlo coinvolgendo la città, e per primi in Italia abbiamo come componenti permanenti della Commissione attori esterni che possono giocare un ruolo importante, per le competenze e per il ruolo che hanno, nel contrasto alle organizzazioni criminali, e che voglio ringraziare per il contributo che ci hanno dato.
La Commissione ha individuato alcuni filoni di lavoro che ritrovate approfonditi nella relazione che stiamo discutendo, ovvero: educazione e percezione del valore della legalità, racket e usura, appalti e grandi opere, beni confiscati, gioco d’azzardo, agromafie, piano anticorruzione. Mi soffermo, in aula, su alcuni aspetti che voglio portare alla vostra attenzione.
Come sapete, la Commissione ha realizzato con l’Università degli Studi di Torino, con la Camera di Commercio di Torino e con Libera la ricerca “Criminalità organizzata, contesto di legalità e sicurezza urbana. Un’indagine tra gli operatori economici di Torino” i cui risultati sono stati presentati febbraio scorso qui, in Sala Rossa, e che trovate anche in allegato alla relazione. Dai 501 questionari raccolti in quattro zone di Torino, le cui Circoscrizioni sono state attivamente coinvolte, che sono Barriera di Milano, Mirafiori Nord e Santa Rita, Vanchiglia-Vanchiglietta, San Donato, emerge che fra gli intervistati non c’è consapevolezza delle leggi anti-usura e anti-racket e delle tutele previste per chi intende denunciare. Soprattutto la mancanza di conoscenza delle prime risulta preoccupante, in un contesto in cui le organizzazioni criminali hanno grande disponibilità di liquidità, che spesso gli operatori commerciali non trovano presso le banche.
La Commissione ha quindi invitato l’Assessorato competente e la Polizia Municipale ad attivare dei percorsi di formazione sulla materia, affinché quest’ultima possa essere in grado di indirizzare gli operatori economici alla denuncia presso le autorità competenti, con le quali già esiste uno rapporto di collaborazione, che è stato ulteriormente formalizzato con la firma di un Protocollo tra la Polizia Municipale e la Procura il 27 ottobre 2014. Sono quindi stati realizzati due corsi fra giugno e dicembre scorso, che hanno coinvolto complessivamente circa 110 agenti della Polizia Municipale.
Altro elemento rilevante della ricerca da sottolineare in questa sede, è come i cittadini abbiano una percezione non ingenua della presenza e delle modalità di agire delle organizzazioni criminali. Un solo dato: il 26,4% ha dichiarato che, a fronte di minacce per pagare il pizzo, sarebbe disponibile a chiudere l’attività e a cambiare zona, il che esprime la chiara volontà di non sottomettersi a rapporti di forza tipici delle organizzazioni criminali. Come ci ha ricordato il Prefetto durante un incontro con la Commissione, questo è un aspetto molto importante: la sensibilità e la consapevolezza dei cittadini sono fondamentali nella lotta alle mafie. La stessa ricerca ci dice anche come la percezione del legame fra politica e corruzione sia stretto e diffuso e come questo crei distanza fra i cittadini e le istituzioni. Si tratta di un dato che non sorprende più di tanto, e purtroppo spesso le notizie di cronaca danno atto di questo legame perverso, ma queste situazioni devono essere uno sprone a rafforzare la credibilità e la rispettabilità delle istituzioni, per chi ci lavora e chi le rappresenta, perché queste devono essere le principali alleate dei cittadini nella lotta alle organizzazioni criminali.
È importante sottolineare come, oltre agli obiettivi di indagine scientifica, questo lavoro abbia rappresentato un’occasione importante di sensibilizzazione per aumentare la soglia di guardia sia degli operatori economici locali, sia delle organizzazioni di categoria e degli enti pubblici del territorio, rispetto a fenomeni di illegalità e alle cosiddette “zone grigie” fra legalità e illegalità. La stessa ricerca verrà realizzata nel Comune di Chivasso e nella zona IX di Milano, il che ci consentirà di confrontare i risultati della nostra ricerca con altre due realtà territoriali che hanno peraltro potuto beneficiare di un lavoro già realizzato da questa Commissione in una logica di “riuso” virtuoso fra pubbliche amministrazioni.
Altro tema oggetto di particolare attenzione della Commissione, considerate le competenze della pubblica amministrazione e le attenzioni delle organizzazioni criminali in questo settore, sono le gare di appalto. Un ampio lavoro di ricognizione è stato fatto con gli uffici competenti del Comune e le sue aziende partecipate che sono stazioni appaltanti1, e sono emerse come preoccupanti le situazioni di società a capitale pubblico e che vedono anche una partecipazione del Comune, ma che sono di diritto privato, e quindi, a fronte di pareri legali in materia, operano di fatto, nell’assegnazione delle committenze, come privati e non come stazioni appaltanti pubbliche, ovvero senza procedure di gara a evidenza pubblica.
Sono inoltre state oggetto di approfondimento le modalità di aggiudicazione delle gare da parte del Comune, con particolare attenzione al criterio del massimo ribasso, considerato che negli ultimi anni i ribassi sono passati da una media del 20% al 40/45%, (e fino ad oltre il 50% per alcune partecipate), da un lato rispondendo alla contrazione di risorse della Pubblica Amministrazione e alla necessità di individuare un criterio oggettivo nell’aggiudicazione di un bando, ma dall’altro esponendo le aziende sane a rischi imprenditoriali elevati. In questo contesto la Commissione ha sostenuto un percorso avviato dall’Assessorato competente per Contratti e appalti e dalla Filiera delle costruzioni, formata da Collegio Costruttori Edili – ANCE Torino, Gruppo Materiali da Costruzione e Associazione Imprese di Impianti Tecnologici dell’Unione Industriale di Torino, CNA, Confartigianato, Ascomed (Associazione commercianti di materiali edili), che porterà alla firma di un Protocollo di intesa propedeutico e a una deliberazione della Giunta Comunale che recepirà il Protocollo stesso, dando così atto dell’applicazione dell’art. 82, comma 3 bis, del D.Lgs n. 163/2006, che prevede lo scorporo del costo della manodopera, con conseguente divieto di ribasso sullo stesso, per tutte le gare aggiudicate con il criterio del prezzo più basso. L’applicazione del protocollo dovrebbe essere esteso anche alle società partecipate. L’auspicio è che questa iniziativa possa garantire effettive condizioni di concorrenzialità, tutelando le aziende “sane” da quelle che hanno forte disponibilità di liquidità proveniente dal mercato illegale e impiegano lavoro nero, falsando così i prezzi delle gare.
Attenzione è anche stata dedicata alle grandi opere e in particolare alla TAV, il cui Commissario di Governo, Mario Virano, è stato audito due volte in commissione in fasi diverse, la seconda a seguito dell’operazione San Michele. In questa seconda audizione il Commissario ha ampiamente illustrato gli sforzi che sono in corso per armonizzare la legislazione francese ed italiana in materia di appalti pubblici e normativa antiriciclaggio, in particolare il Commissario in quella sede ha annunciato l’accordo per l’utilizzo della normativa antimafia italiana su tutta la filiera dell’opera su entrambi i versanti, considerata la scarsa competenza in materia sul lato francese. Preoccupanti invece erano state le risposte riguardanti le opere preliminari e collaterali di importo notevole (alcune centinaia di milioni di euro) che sono state realizzate e saranno realizzate al di fuori delle suddette normative e accordi bilaterali.
Altro tema di competenza dell’amministrazione comunale è la gestione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali che, in ultima istanza, arrivano dall’Agenzia del Demanio ai Comuni. Grazie al lavoro in collaborazione con l’Assessorato e gli uffici competenti, è stata individuata una modalità di bando pubblico per raccogliere proposte progettuali dalle associazioni per l’utilizzo dei beni confiscati che ne valorizzino l’impiego a scopo sociale, come previsto dalla legge. Il primo bando pubblico per un bene confiscato, che è un alloggio in Corso Vigevano 50, è stato pubblicato proprio in questi giorni sul sito del Comune.
Questa commissione, che si chiama “Commissione per la promozione della cultura della legalità”, nel corso della propria attività ha promosso diverse iniziative in collaborazione con l’Assessorato all’Istruzione, con le scuole e con associazioni, proprio per promuovere con ragazze e ragazzi una cultura della legalità, ritenendo che questa sia una chiave fondamentale per costruire un contesto che sia libero dalle mafie. Così come fa anche l’associazione Avviso Pubblico, a cui anche il Comune di Torino ha aderito.
In conclusione, la Commissione in questi anni di lavoro ha ascoltato la città, la Procura, le Forze dell’Ordine, gli Ordini Professionali, centri di ricerca, associazioni, enti pubblici e privati, stampa specializzata, che voglio ringraziare tutti per la disponibilità e il tempo dedicato in audizione. Il modo in cui abbiamo lavorato è coerente con la scelta di avere una commissione composta ci consigliere e consiglieri e di componenti esterni, il cui contributo è stato determinante per i risultati che abbiamo ottenuto
La cronaca ormai quasi ogni ci dice che è importante mantenere alta la soglia di attenzione e se le Procure sono notai di quanto già avvenuto il nostro compito è quello di prevenire, di creare degli anticorpi alle infiltrazioni delle mafie del nord, che ormai hanno caratteristiche diverse dalle organizzazioni di origine, radicate nel sud del nostro Paese.
Per portare avanti questo lavoro di approfondimento e confronto, per poi formulare proposte e indirizzi, come ha già fatto questa Commissione, le forze politiche che ne fanno parte e i/le componenti esterni hanno manifestato disponibilità e volontà a portare avanti questo lavoro fino al termine del mandato amministrativo, per completare un lavoro avviato e consegnare una riflessione compiuta la prossima primavera.

*Consigliera comunale Pd, presidente Comm. Speciale Legalità