È categorico Maurizio Cibrario, presidente della Fondazione Torino Musei, sul licenziamento dei 23 dipendenti dell’Ente. Intervenendo in Commissione consiliare spiega infatti che «Non è possibile revocare l’avvio della procedura dei licenziamenti avviata con i sindacati perché verrebbe meno il requisito di continuità aziendale e non avremmo potuto approvare la bozza di bilancio che verrà votata il prossimo 28 dicembre».
Dunque nonostante le proteste dei lavoratori che da giorni stanno organizzando presidi in varie parti della città (domani, 23 dicembre, ne è previsto uno alle ore 11 davanti a Palazzo Madama) e nonostante le richieste dei sindacati di ritirare le lettere di licenziamento prima di sedersi al tavolo della contrattazione, la Fondazione va avanti come già stabilito. Ma Cibrario promette anche di volersi impegnare per trovare una soluzione alle 23 persone che resteranno a casa: «Come abbiamo fatto di tutto per risolvere il problema del mantenimento e della continuità della Fondazione faremo di tutto per risolvere anche questo. In questi mesi l’amministrazione si è data da fare per trovare una soluzione che non è facile, abbiamo 4 mesi di tempo, ci sono già idee che stanno venendo fuori e spero di risolvere la questione in un clima di civile e fattiva collaborazione».
Insomma, la logica per Cibrario è di sacrificare 23 posti di lavoro per salvare una Fondazione che altrimenti avrebbe lasciato a casa tutti i 170 dipendenti: «Se non avessimo risolto il problema della continuità aziendale saremo stati obbligati a chiudere  la Fondazione e il problema avrebbe riguardato 170 persone». Un problema per il presidente dovuto principalmente alla scarsità delle risorse economiche e ai ritardi nei contributi dovuti in quanto dal 2013 ad oggi sono ben 11 i milioni stanziati ma ancora non riscossi dalla Fondazione.