Con il sì di Beppe Grillo a Torino 2026, pare che la città finalmente abbia un sindaco, peccato che non sia quello che i torinesi si sono scelti.
Ad un sindaco sono richieste tre doti: capacità di visione, capacità di prendere decisioni, capacità di assumersi responsabilità. Doti che poco o niente hanno fatto capolino dalle parti di Palazzo Civico in questi quasi due anni. E’ bastato però un trillo di telefono: il vero sindaco ha per Torino una prospettiva di futuro in base alla quale prende la decisione di dire sì alla candidatura ad ospitare le Olimpiadi invernali del 2026 e se ne assume la responsabilità, non tanto di fronte ai cittadini/elettori come ci si attenderebbe da un sindaco eletto, ma verso i consiglieri di maggioranza riottosi al progetto e quei duri e puri che sostengono il Movimento 5 Stelle in città e nelle valli che quei Giochi dovrebbero ospitare.
Pertanto niente referendum, niente confronto, niente dibattito: Grillo ha deciso per noi cosa è opportuno fare e lo comunica via smartphone a colei che i torinesi pensavano fosse il sindaco eletto.

Il problema adesso è capire il perché di questa decisione, di questo cambiamento di posizione rispetto a quanto capitato alla candidatura di Roma 2024: Grillo dice sì alle Olimpiadi invernali per quale motivo? Perchè glielo chiede Appendino schiacciata tra una città che le invoca a gran voce, cercando di aggrapparsi a quello che intravede come un ultimo treno per riportare a Torino investimenti e turisti, e un gruppo consiliare in gran parte contrario e con alcuni esponenti grillini già sulle barricate? Perchè, alla luce del risultato nazionale che vede M5S sulla soglia di Palazzo Chigi, vuole rassicurare l’opinione pubblica non solo torinese preoccupata da un potenziale azionista di maggioranza, in base ai risultati elettorali, incline solo a dire dei no di fronte a proposte che pongono il nostro Paese all’attenzione del palcoscenico internazionale?

Probabilmente sono valide entrambe le risposte, ma quella che più ci preoccupa è la prima: come si può pensare di governare una città, e di predisporre un dossier di candidatura e mettere in atto tutte le relazioni e le alleanze necessarie perché quel dossier non resti un mero esercizio di stile, a colpi di telefonate e imbeccate, al pari, come è già stato fatto notare, di un’Ambra Angiolini qualsiasi ai tempi di Non è la Rai?

Perseguire il sogno olimpico richiede che decisioni e responsabilità vengano assunte ogni giorno, come peraltro è necessario che ciò avvenga per ogni aspetto dell’amministrazione di una grande città come Torino. E la città si aspetta che queste decisioni e queste responsabilità vengano prese dal Sindaco che ha eletto, non dal suo guru di riferimento.