Mamma Fiat mette ancora in cassaintegrazione i suoi figli. Un ulteriore anno di “cassa” per gli operai di Mirafiori, a partire dal 24 febbraio fino al 22 febbraio del 2015. Ben 730 tute blu delle Presse resteranno a casa, secondo l’azienda per una ristrutturazione. Diverso avviso il segretario Fiom di Torino Federico Bellono: «Gli ulteriori dodici mesi di cassa sono strettamente legati – dice – all’incertezza relativa ai tempi di avvio degli investimenti alle Carrozzerie».
Intanto la Fim e la Uilm hanno bocciato la proposta Fiom di un tavolo unico sulla Fiat. «La Fiom – spiega Eros Panicali, segretario nazionale della Uilm – non ha condiviso nè il contratto né la piattaforma, il rinnovo del contratto sarà dentro a quel percorso».
«Abbiamo scritto un mese e mezzo fa una lettera chiara alla Fiom – aggiunge Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim – a cui continuano a non dare risposte. Gli accordi che abbiamo fatto hanno dato risposte anche salariali ai lavoratori, è la Fiom che non sta dando alcuna risposta ai lavoratori. Abbiamo una trattativa aperta e una piattaforma chiara, abbiamo definito gran parte degli aspetti normativi, c’è una difficoltà a concludere la parte salariale. Abbiamo messo in campo delle iniziative e cercheremo di modificare la posizione della Fiat».
La Fiom aveva scritto agli altri sindacati e al Lingotto, per chiedere un’assemblea unitaria per mettere a punto una proposta comune su occupazione e salario da presentare poi all’azienda. «Basta tavoli separati che non portano a nulla – dice Michele De Palma, coordinatore Fiom della Fiat, dopo l’incontro con il responsabile delle Relazioni Industriali, Pietro De Biasi – Tutte le nostre preoccupazioni sono confermate – ha detto De Palma- non ci sono elementi di garanzia per i lavoratori. Non c’entra il piano di maggio, noi abbiamo posto la questione di cosa accade oggi».
«Al di là del contratto specifico di primo livello – continua De Palma – l’azienda continua a fare incontri separati sia con i delegati sia con le organizzazioni sindacali, mantenendo un doppio regime di diritti tra i sindacati».

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