Saverio Mazza è responsabile dell’organizzazione del Partito Democratico di Torino dal 2014 e questa che sta per incominciare, il 31 agosto (terminerà il 17 settembre) in via Grosseto 183, sarà la sua sesta Festa de L’Unità.

Una manifestazione storica che però, in questo periodo in cui il Pd non naviga sicuramente in buone acque, assume un significato importante: non consuetudine, ma un punto da cui ripartire.

Come se non bastassero le difficoltà a livello nazionale nelle ultime ore non sono mancate le polemiche scaturite da “fuoco amico”.

Basti pensare all’ex parlamentare Dem Antonio Bocuzzi che sulle pagine dei quotidiani si è lamentato perché nel programma non c’è il suo nome. «Se è per questo non ci sono neppure io», replica sorridendo Saverio Mazza.

Allora Mazza, habemus programma?

Si, anche quest’anno è andata. Per chi ci lavora da mesi sembra la fine di un percorso, invece ancora il bello deve iniziare, così come gran parte del lavoro.

A proposito mi faccia ringraziare i volontari coordinati da Diego Simioli e Roberto Gentile che dal 16 agosto stanno montando le strutture e tutti quelli che saranno impegnati negli stand gastronomici e non

Veniamo al programma, ci sono argomenti prevalenti?

Nonostante tra dibattiti e presentazioni di libri ci saranno quasi 4 appuntamenti al giorno, per 16 giorni, è chiaro che qualcosa di cui discutere mancherà sempre.

Una nota particolare però, quest’anno gli appuntamenti culturali legati alla presentazione di libri sono molti di più.

Si parlerà in più occasioni di fake news (per rimanere purtroppo in tema), dei nuovi fascismi, di Lavoro, affrontando le tematiche attuali, di Periferie, di futuro per Torino ed il Piemonte, di Europa, sotto vari aspetti, di Infrastrutture, di Immigrazione, di Partito Democratico. Insomma sarei veramente riduttivo se sintetizzassi un programma molto variegato e impegnativo.

Dica la verità, ci sono scontenti per non essere stati invitati?

Normale amministrazione. Onestamente si cerca sempre di fare gli interessi del potenziale pubblico, non di chi sta sul palco.

Sta dicendo che non tutti hanno qualcosa da trasmettere?

No, sto dicendo che la Festa de l’Unità deve essere un momento di confronto non solo tra i gruppi dirigenti, ma tra questi e il mondo che ci sta attorno. In più occasioni avremo i sindacati, le imprese ed il mondo produttivo in genere. E poi io ho sempre una risposta pronta per chi si lamenta.

Quale?

“Nel programma non ci sono neanche io…” è la mia risposta

Diabolico…

Vorrei solo che il PD sia vissuto come una casa, una famiglia dove non conta sempre apparire a tutti i costi per tentare di ricevere, ma spesso e volentieri conta “dare” e basta.

Nel nostro interno possiamo avere opinioni differenti, poi però viene il momento di fare l’interesse comune, che spesso e volentieri corrisponde all’interesse generale dei cittadini.

Finché verremo percepiti come il partito dove chi ha o ha avuto sputa nel piatto dove mangia, o un Partito che serve solo da traino per le mere ambizioni personali, non saremo credibili.

Veniamo alla location di quest’anno: è un caso fare la Festa in Borgo Vittoria?

Non lo è, abbiamo sempre cercato di portare la festa in aree più popolari.

Ma individuare un luogo ormai è un’impresa titanica, vuoi per i costi del suolo pubblico, vuoi per una mole di burocrazia che via via è cresciuta. Tutte le feste di Partito, non parlo dunque solo del mio, dovrebbero avere un trattamento differente in termini di canone di occupazione suolo pubblico, perché portano alla Città intera momenti di approfondimento politico, di svago, non solo fine a se stesso, né solo per gli elettori di questo o quel partito, ma per tutta la cittadinanza.

Ma questo è un mio parere personale, magari anche impopolare.

Le Feste de l’Unità sono sempre meno frequentate, qualcuna salta anche, teme per Torino?

Sarei uno sciocco se non temessi, ovvio che tutti gli sforzi potrebbero essere vanificati per via di un clima generale ostile creatosi intorno al Partito Democratico.

La nostra immagine è in difficoltà, oggi è così e bisogna prenderne atto.

Ciò che non bisogna fare è rinunciare a riprendersi e lottare. Abbiamo veramente ancora molto da dire, da proporre e da fare.

Il format dunque è quello di sempre?

In gran parte si e mi rendo conto che prima o poi andrà rivisto. Ora però non ci sono le condizioni

In che senso rivisto?

Premesso l’entusiasmo dei volontari di cui ho già parlato, una Festa di 17 giorni è molto pesante per tutti. Tenga conto che tutti gli stand sono gestiti da nostri militanti, in altre Città ricorrono ai privati, ma così viene meno il margine di autofinanziamento del Partito.

Paura che i militanti siano sempre di meno?

Basterebbe solo che ci fossero meno militanti a parole, quelli che parlano e basta, e molti di più quelli che lavorano e danno una mano concreta.

Mi dica un rimpianto

Non avere Carlo Calenda, purtroppo ha dovuto disdire per motivi personali. Però come ospite diciamo esterno dalla politica ci sarà Marco Ponti, regista dei film Santa Maradona e A/R Andata + Ritorno.

Una soddisfazione?

Constatare che esiste ancora un gruppo di persone affiatate, cosa rara di questi tempi

Veniamo alle cose importanti? Cosa si mangerà?

Bene ha toccato un punto fondamentale. Ristorante con ottimi primi, Griglia, Pizzeria, degustazioni di Vini presso l’Enoteca, anche nell’area GD si mangerà. Insomma nessuno se ne andrà affamato. Prezzi contenuti ovviamente e qualità alta.

Intrattenimento?

Si, tutti i pomeriggi un’area ballo offerta dal PD a tutti gli anziani e non del quartiere o di chiunque vorrà. E poi qualche sorpresa magari potrà spuntare fuori. Quindi, veniteci a trovare.