di A.D.

Quello che accadrà prossimamente all’ex Moi non bisogna chiamarlo sgombero. Questa in sintesi la parola d’ordine dei pentastellati. Agli scaramantici quella parolina potrebbe obbligare a toccare ferro e legno (e non solo quelli), visto quanto accaduto a Roma per la palazzina di piazza dell’Indipendenza: scontri, manganellate e idranti contro gli occupanti, ovvero profughi richiedenti asilo. E poi chiamarlo sgombero potrebbe infastidire non poco i comitati vari.
Processo di liberazione graduale”, ecco cosa avverrà alle palazzine del Lingotto. «Alla luce del protocollo sottoscritto nei mesi scorsi da Città di Torino, Regione Piemonte, Città Metropolitana, Compagnia di San Paolo, Diocesi e Prefettura, tutti i soggetti coinvolti stanno lavorando con il massimo impegno mettendo a disposizione tutte le risorse disponibili. Il Movimento 5 Stelle è consapevole che il percorso intrapreso sia lungo e difficile a causa del fatto che si è permesso negli scorsi anni che la situazione diventasse ingovernabile. D’altra parte siamo orgogliosi di aver dato il via al processo di liberazione graduale delle palazzine con l’attivazione di percorsi virtuosi di integrazione e inclusione». «A partire dal censimento, c’è stata massima collaborazione da parte degli occupanti nei confronti del Project Manager e dei suoi collaboratori. Siamo fiduciosi del fatto che entro fine anno verranno liberati i garage, ovvero le zone che presentano più problemi legati alla condizioni di vita e di sicurezza».
«Stigmatizziamo – hanno concluso i rappresentanti pentastellati – chi continua da anni a fare inutile e sterile sciacallaggio mediatico su una situazione che il Movimento 5 Stelle, attraverso la sindaca Appendino, ha preso in carico e punta finalmente a risolvere con l’obiettivo di riqualificare l’area e di dare risposte a tutti coloro che si sono sentiti abbandonati dalle istituzioni, sia cittadini che occupanti».
«La Città Metropolitana – ha affermato Barbara Azzará, consigliera M5S Delegata all’Istruzione in Città Metropolitana – sta lavorando in sinergia con tutte istituzioni coinvolte, in particolare per ciò che concerne la formazione, finalizzata all’occupabilità dei migranti».
Una posizione condivisa anche dal presidente della Compagnia di San Paolo Francesco Profumo che spiega come la parola sgombero non sia contemplata nel progetto: «Nessuno sgombero o intervento di forza, ma un patto d’inclusione tra le istituzioni e gli occupanti. C’è bisogno di pazienza, anche sul fronte della comunicazione bisogna stare attenti».