Non bastano le nuove assunzioni in programma nei prossimi tre anni ad arginare il rischio di disservizi ed esternalizzazioni per il Comune di Torino.
Una situazione paradossale denunciata dai sindacati dopo l’incontro di lunedì scorso con l’amministrazione targata Chiara Appendino.

Infatti, nonostante tra il 2019 e il 2021 siano 443 le assunzioni in programma, quasi quattro volte tanto è il personale che andrà in pensione, non risolvendo, ma anzi peggiorando, la situazione di carenza di organico dell’Ente.
Nello specifico il piano triennale delle assunzioni prevede 119 nuovi lavoratori nel 2019 tutti di categoria B e C (tecnici e videoterminalisti) di cui 29 di categorie protette. Salgono a 182 le assunzioni del 2020 con anche 12 dirigenti e 23 lavoratori di categoria D (personale laureato). Mentre nel 2021 saranno 142 i nuovi contratti, con una diminuzione per la categoria B a solo 7 assunzioni.
Come detto 443 nuovi assunti a fronte di 1600 pensionamenti.

«Se consideriamo che ad oggi il Comune conta circa 8900 dipendenti (compresi i Dirigenti) questo vuol dire che a inizio 2022 i dipendenti saranno circa 7700. E’ evidente che questo numero non consente al Comune di funzionare», sottolineano i sindacati.

D’altronde la carenza di organico tra il personale comunale si è già fatta sentire in particolare nelle anagrafi dove i cittadini sono corretti a code di ore per il semplice rilascio di un certificato. Mentre nei nidi e nelle scuole materne il mancato turn over delle maestre ha costretto le educatrici rimaste a scioperi e proteste sotto Palazzo Civico per chiedere di rimpolpare l’organico.
E se già le proporzioni tra nuovi assunti e pensionati non sono incoraggianti non aiuta nemmeno la Corte dei conti che ha osservato come la situazione numerica del personale del Comune “non è congrua e deve essere ricondotta a numeri più ristrettì”. Tanto che la giunta ha deciso di avviare una procedura ad evidenza pubblica per affidare ad un ente esterno un progetto di riorganizzazione.
«Si dice che si vuole riorganizzare la macchina comunale, però riducendo i numeri dei dipendenti in modo drastico. E il progetto riorganizzativo lo si vuole far fare ad un’ente esterno – spiegano le sigle sindacali – Questo vuol dire che o si considerano incapaci i Dirigenti interni o la politica ha già una sua idea di riorganizzazione ma vuole che sia un ente esterno a dirla per darle una luce di oggettività e liberarsi così dalle proprie responsabilità».
Insomma, più che gioire per le nuove assunzioni c’è da preoccuparsi per il futuro dell’Ente che i sindacati descrivono come «foriero di esternalizzazioni, chiusura di sedi e servizi, peggioramento complessivo delle condizioni di lavoro per i dipendenti e per la qualità dei servizi prestati alla cittadinanza».