“Esserci” domani in piazza è prima di tutto una testimonianza di coscienza civile, perché la tutela e la difesa del bene comune non può e non deve essere affidata solo alla politica o alle istituzioni.

Occorre un monitoraggio costante dei cittadini che hanno il diritto e il dovere di rendersi protagonisti. Quando una comunità si accorge del totale scollamento tra chi governa e le necessità del territorio è più che giusto che faccia sentire la sua voce, e dove se non nella piazza?

Lo sfaldamento tra la propaganda delle campagne elettorale a firma Movimento Cinque Stelle e ciò che sta realmente accadendo è ormai sotto gli occhi di tutti.
Abbiamo iniziato a toccarlo con mano con la perdita delle Olimpiadi 2020, uno smacco per la città, epilogo di una gestione fallimentare della giunta Appendino e della sua maggioranza e antefatto di quello che sarebbe stato il colpo successivo, l’attacco alla Tav.

Tra i tanti in piazza domani, ci saranno certamente i commercianti che fin da subito hanno detto no al prolungamento della Ztl così come l’ha immaginata la Giunta grillina. Una zona a traffico limitato definita “ambientale” che non affronta il problema, ma semplicemente lo sposta su un altro piano.

L’idea di scoraggiare l’uso dell’auto in modo discriminatorio, consentendo l’accesso solo a chi può permettersi di spendere 5 euro per varcare la zona centro, è il modo peggiore di dare risposte. Una “non” soluzione aggravata dal fatto che non esiste una valida alternativa nei trasporti.

In piazza ci sarà certamente anche tutto l’indotto di lavoratori del centro storico che, inevitabilmente, risentirà di questo approccio penalizzante dell’amministrazione.

Un modo di educare a suon di bastonate, senza riuscire ad offrire alternative serie e concrete, che sta creando più scontenti che soluzioni.

Un esempio ne sono i residenti di piazza Baldissera, cittadini che continuano ad essere “ostaggio del traffico” e delle code chilometriche a cui l’amministrazione risponde con apparenti rimedi come la chiusura di alcune vie anziché con interventi strutturali come i sottopassi.

Troveremo in piazza gli scontenti delle anagrafi cittadine, i frequentatori abituali dei giardini pubblici dove non si fa neanche più manutenzione dell’esistente, I delusi dall’ennesimo avvenimento culturale annullato.

Insomma quella che doveva trasformarsi in una città a misura d’uomo si sta trasformando in un posto troppo difficile in cui vivere, per tutti.
Domani, ci troveremo di fronte ad una piazza decisamente più variopinta rispetto a quella descritta dai Cinque Stelle o da chi, con post irriverenti, spocchiosi e supponenti, ha sbeffeggiato promotori e partecipanti.
Ci saranno tutti, tutti coloro che hanno visto sfumare prospettive di sviluppo e crescita della città. E poi ci sarà il singolo cittadino che ha visto sfiorire le aspettative annunciate e promosse dai paladini della decrescita felice.

Andare in piazza domani vuol dire rendere visibile un disagio fino a oggi solamente percepito. Percepito nelle chiacchiere con le diverse categorie economiche, con le famiglie, per strada.

Oggi il disagio ha fatto un salto di qualità, è diventato insoddisfazione e voglia di riscatto e dunque, almeno questo, ai torinesi lo dobbiamo.