di Giulia Zanotti

Due mogli, due mamme, ma soprattutto due donne sparite nel nulla. Sono Roberta Ragusa e Elena Ceste: storie diverse eppure simili perché entrambe in una fredda giornata di gennaio sono state inghiottite nella terra degli scomparsi.

Una misteriosa fuga?

È dalla notte del 14 gennaio 2012 che di Roberta Ragusa, 44enne pisana non si hanno più notizie. Quella sera mette a letto i figli poi va in cucina e prepara la lista per la spesa da fare il giorno dopo. Ma la mattina il marito Antonio Logli non la troverà a letto né in casa. Da allora di Roberta non si hanno più tracce: il suo cellulare sarà sempre spento e le uniche cose che mancheranno saranno il pigiama rosa che indossava per dormire e un paio di scarpe che metteva solo quando andava in palestra.
Di Elena Ceste, 37enne, invece non si sa più nulla dalla fredda mattina del 24 gennaio. Sono le 8.10 Michele Buoninconti, il marito, esce di casa, in strada San Pancrazio a Motta Costigliole d’Asti, per portare i quattro figli a scuola. Un compito che di solito “spettava” alla moglie, ma che quella mattina non se la sente. Una notte burrascosa alle spalle, piena di fantasmi, di paure. Al suo rientro Michele troverà solo i vestiti di Elena sparsi per per il giardino. Di lei neanche l’ombra.

Gli scheletri nell’armadio di due famiglie per bene

Per Elena e Roberta tutta la vita gira attorno alla loro famiglia. Entrambe si sono sposate giovanissime e subito hanno avuto figli a cui dedicano buona parte della loro giornata. Anche se al contrario di Elena Roberta non è casalinga: lavora di fronte a casa, nel piccolo paesino di Gello, nella scuola guida di proprietà della famiglia Logli assieme al marito e ai suoceri. I suoi unici svaghi le ore trascorse in palestra perché Roberta, da tutti considerata una bellissima donna, ci tiene a mantenere la sua forma fisica.
Eppure proprio in quella routine familiare che procede da vent’anni qualcosa deve avere ceduto e si formano le prime crepe che diventano sempre più evidenti. Tra Roberta e Antonio si intromette una terza donna, Sara, la segretaria della scuola guida e baby sitter dei loro figli con cui il marito della Ragusa si frequenterà per sette anni. Solo negli ultimi tempi invece pare che Roberta avesse capito tutto: il suo sospetto di un possibile tradimento stava poco per volta divenendo certezza e più crescevano la convinzione più aumentavano i litigi con Antonio. L’ultimo, forse, proprio la sera prima della scomparsa quando la donna avrebbe scoperto il marito che telefonava di nascosto all’amante.
Anche nella quotidianità di Elena, rivoltata in ogni suo aspetto, sbattuta in prima pagina, emergono delle ombre. Ma facciamo un passo indietro. La vita della mamma di Costigliole d’Asti cambia a ottobre. Qui succede qualcosa che la turba, la sconvolge. Si confida, parla, anche con il marito, sebbene lui dica di essere venuto a conoscenza del turbamento della moglie solo il giorno prima della scomparsa. Michele sapeva. Sapeva di un video compromettente, di ricatti, di uomini entrati nella vita di Elena, uomini del passato che “importunavano una donna sposata”, come ha ripetuto più volte il Buoninconti.
Elena si rivolge al parroco e anche alla sua maestra di uncinetto: dice di essere sulla bocca di tutti, di non trovare pace, che qualcuno di cui lei si era fidata l’aveva ingannata. È sconvolta Elena, ossessionata da questi fantasmi.
Si confida anche con un suo ex fidanzato di quando la Ceste frequentava ancora L’istituto tecnico economico Lagrange di Torino. Ma rimane sempre vaga. Non si spiega, come se pensasse che tutti ormai fossero a conoscenza di quanto le stava succedendo.
Di tutto ciò però gli inquirenti non hanno trovato traccia nel computer della donna. Ora la scientifica sta analizzando anche un secondo computer che pare appartenesse alla donna. Si cercano, video, chat e qualsiasi elemento che possa rappresentare la svolta nelle indagini per dare un volto o un perché alla scomparsa di Elena.

Quei sospetti sui mariti e il dubbio della fuga volontaria

Cosa potrebbe essere successo a Roberta ed Elena? Se ne sono andate volontariamente o qualcuno ha fatto loro del male? Interrogativi a cui gli inquirenti tentano di dare risposta non lasciando intentata nessuna pista. Già, perché il mistero di queste due donne è un puzzle dove i pezzi si compongono pian piano.
Così è stato in questi due anni e mezzo di indagine su Roberta Ragusa. Numerose le segnalazioni e le testimonianze che sono state analizzate tra chi raccontava di aver visto la donna viva lasciando pensare a un allontanamento volontario e chi ha sostenuto di aver assistito la sera della scomparsa a un pesante litigio con Logli. Sono stati messi in azione geo radar e cani molecolari ma senza esito.
Alla fine a parlare sono stati gli omissis. Quei silenzi del marito che agli inquirenti non ha mai raccontato la verità sui suoi rapporti con Sara e delle sue litigate con Roberta. È stato il non detto ciò in cui si è dovuto scavare alla ricerca di una verità. E due anni e mezzo dopo i magistrati di Pisa hanno potuto formulare l’accusa di omicidio volontario e soppressione di cadavere per Logli.
Per Elena invece la soluzione del caso sembra essere lontana. Gli inquirenti brancolano nel buio, anche se la lente degli investigatori sembra concentrata su Michele Buoninconti.
Troppe infatti le incongruenze nel suo racconto.
A partire proprio dalla ricostruzione del 24 gennaio. Come detto Michele porta i figli a scuola, Elena rimane a casa, non sta bene. Al suo rientro intorno alle 8.43 la Ceste è sparita.
Ai carabinieri racconterà di aver trovato i vestiti sparsi per il giardino: erano puliti, profumavano di bucato, come se non fossero mai stati indossati e soprattutto come se non fossero stati del tempo nel prato dove la rugiada e la nebbia li avrebbero inumiditi.
Poi ci sono gli orari che non coincidono. La vicina di casa, Marilena Ceste, riceve una telefonata da Michele intorno alle nove in cui le chiede se la moglie si trovi da lei, nonostante non si frequentassero mai, e poi si reca a casa di Marilena con gli abiti della Ceste in una busta. Sono le 9.20. Michele agli inquirenti riferirà di essere andato dalla vicina intorno alle 9 e di aver trovato i vestiti solo in un secondo momento.
Marilena va a casa di Michele il quale le fa vedere le stanze, poi apre il bagagliaio della macchina e le fa notare come questo sia vuoto: «Vedi Elena qui non c’è».
Troppe stranezze, troppe bugie, troppi fantasmi.
L’unica certezza, come detto all’inizio, è che le due donne sono state inghiottite nella terra degli scomparsi in una fredda giornata di gennaio.

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