È il momento di fare sintesi in via Masserano, sede del Partito Democratico. L’occasione è la direzione regionale del Pd, perché il tempo stringe sia a livello nazionale che regionale. Il candidato per le elezioni regionali c’è ed è Sergio Chiamparino: a ufficializzarlo un documento letto dalla presidente Giuliana Manica in cui si parla di un Chiamparino bis come «la migliore proposta per promuovere il rilancio del Piemonte e del Nord-ovest e scongiurare i rischi di una marginalizzazione della Regione nelle dinamiche di sviluppo del Paese». Quindi il candidato perfetto.

Ma le voci sono tutt’altro che univoche. Se c’è chi freme per sostenere all’unanimità l’antica esperienza e abilità politica di Chiamparino, c’è stato anche chi ha ribadito come, preso atto della disponibilità del presidente uscente a ricandidarsi, si sarebbero comunque potute seguire strade “alternative e nuove”.

«La scelta che il Pd si appresta a fare questa sera attraverso l’approvazione dell’ordine del giorno sulla mia candidatura, mi onora e non mi sottraggo», sostiene Chiamparino.

Una scelta che a suo dire si colloca in un contesto nazionale e in questo senso il non tirarsi indietro rappresenta il contributo più utile che un politico come lui, a questo punto, possa dare alla sinistra. Ma non si accontenta del sostegno della direzione il presidente uscente, quel che chiede è maggiore entusiasmo nello spirito e nei fatti. «L’atteggiamento con cui affrontiamo questa battaglia non è secondario. Fare il capitano di una squadra che dà per scontato che perderà, sottolineando gli errori delle partite precedenti anziché spingere sui suoi punti di forza, è difficile. Se entriamo con questo spirito in campo non andiamo da nessuna parte». E nel rispondere a chi ha ribadito urgenza di cambiamenti dice «certamente non ci sono dubbi sul fatto che ci sia bisogno di rinnovamento nelle idee e nelle persone ma un conto e’collocare questo disegno in un quadro in cui si gioca per vincere altro è ‘darsi già per perdenti. La legge elettorale in questo senso può essere metafora del cambiamento. Le tre modifiche proposte dal gruppo Pd sono sacrosante: quella di genere è ovvia, mentre la questione della rappresentatività dei territori è decisiva».

Di altri possibili percorsi ha parlato invece il consigliere regionale Daniele Valle«C’erano alternative allo scenario proposto. C’era la possibilità di primarie con Chiamparino, c’era la possibiltà che lo stesso presidente, come reggente, si facesse carico e sostenitore di una una nuova figura su cui puntare. Percorsi che avrebbero coniugato esperienza e rinnovamento. Entrambe forti e sentite da noi del partito e dalla società. Altra strada, ancora aperta e che speriamo venga imboccata attraverso il documento proposto questa sera, è quella che prevede che Chiamparino faccia sintesi di questi due percorsi».

«Possiamo osare sui volti e sui temi. Oggi siamo disposti a firmare una cambiale in bianco con Chiamparino, ma aspettiamo una sua proposta di cambiamento», conclude Valle che propone un cambio di passo anche nell’atteggiamento avuto fino ad oggi con la sindaca di Torino.

Per il consigliere regionale Dem Raffaele Gallo con questa decisione si chiude un percorso durato qualche mese, un percorso che a tratti è assomigliato più alle montagne russe e che si conclude con due risultati: «il primo è la constatazione che ci sono energie e idee nuove da mettere a disposizione di Sergio Chiamparino, secondo che occorre concentrare le nostre proposte su temi che ci qualifichino: risorse per la creazione d’impresa, le politiche per la famiglia e la leva fiscale».

Di tempi e contenuti del congresso si parlerà il 5 ottobre alla prossima direzione regionale.