In principio fu il Parliamoci Tour, il giro per i mercati rionali della sindaca ad incontrare i torinesi per ascoltarne esigenze, considerazioni, lamentele. Poi vennero gli incontri del sabato a Palazzo Civico, sempre con lo stesso intento. Infine le interpellanze del cittadino, annunciate ed istituite con apposita delibera ma al momento mai discusse in consiglio comunale.

Perse le tracce di questi innovativi strumenti di dialogo e di partecipazione, per non parlare delle tanto strombazzate dirette Facebook delle riunioni della giunta che, come capita per qualche format televisivo di scarso successo, abbiamo potuto vedere solo per un paio di puntate prontamente sostituite da simpatici siparietti tra la sindaca e il malcapitato assessore di turno in giro per la Città a discettare di singole, specifiche, questioni, adesso arrivano i “colloqui con la sindaca”.

Annunciati con una lettera a tutte/i le/i dipendenti, i colloqui con la sindaca, i colloqui con la sindaca vorrebbero rappresentare “un canale diretto attraverso il quale ciascuno possa presentare personalmente le proprie idee e progetti, nell’interesse generale”.

Con poche righe salta di colpo una macchina amministrativa con posizioni organizzative, funzionari, dirigenti e direttori che già dovrebbero farsi carico di raccogliere tra i propri dipendenti assegnati “un progetto o un’idea per migliorare il processo lavorativo o il servizio erogato al cittadino”, sostituito dalla possibilità “di interloquire direttamente con la sindaca”. Possibilità che, probabilmente, potranno esercitare pochi selezionati e fortunati lavoratori scelti tra i più di 9000 dipendenti.

Con buona pace dell’assessore e del direttore con delega al Personale e, soprattutto, delle rappresentanze sindacali, a cominciare da quelle Rsu appena democraticamente elette.

Una iniziativa che farà sicuramente discutere nei prossimi giorni e che, immaginiamo, si perderà per strada come è stato per gli altri annunciati appuntamenti, vista anche, e meno male, la fitta agenda della sindaca, ma che rischia di far saltare rapporti e funzioni di raccordo che in una macchina complessa come quella del Comune sono, oltre che delicati, fondamentali per un suo buon funzionamento quotidiano.