di Moreno D’Angelo

La polemica nel Pd sulla riforma del senato ha avuto il suo epilogo. Doris Lo Moro, esponente della minoranza Pd vicino a Bersani, ha abbandonato il tavolo tecnico sulla riforma del Senato. Per la minoranza non si riscontrano  segni di apertura e la discussione viene apostrofata “su un binario morto”. 
«A quel tavolo non si discute né di art. 2 né delle funzioni del nuovo Senato. Non si discute di nulla»  ha dichiarato polemico Lo Moro manifestando l’intenzione di non partecipare più ad altre riunioni.  Il bersaniano ha anche rilevato come: «c’è divergenza tra quello che viene comunicato all’esterno e quello che avviene nelle riunioni».

In questo modo si è ufficializzato lo strappo da una maggioranza accusata di non voler dialogare.  La questione centrale resta l’elezione diretta dei nuovi senatori, respinta dall’esecutivo in nome della rappresentatività delle istituzioni.

L’ennesimo tavolo tecnico (il quarto) aperto non ha dato i frutti sperati per la minoranza che non vede più spazi per un accordo con la Boschi che consenta di emendare il discusso articolo 2, che riguarda i delicati meccanismi elettorali, e tanto meno sull’art 1 che tocca il discorso generale sulle future funzioni e garanzie a Palazzo Madama. Una riforma che di fatto cancellerebbe il principio del bicameratismo che caratterizza il nostro parlamento.

La maggioranza ostenta sicurezza e, nonostante le critiche, ribadisce che si arriverà a un accordo per questa riforma del Senato che piace tanto anche al transfuga di Forza Italia Denis Verdini, ora vicino al governo Renzi. «Mi spiace ma il lavoro prosegue» replica il ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento Maria ElenaBoschi.
Evidentemente nel governo si pensa più a coinvolgere parte delle opposizioni che a disquisire con la litigiosa minoranza interna.  Il concetto è esplicitato dallo stesso ministro della riforma Boschi che non si dice preoccupata dai numeri: «L’importante è parlare con tutti. Stiamo lavorando per cercare di arrivare a un accordo ancora più ampio di maggioranza con il coinvolgimento anche di parte delle opposizioni».  Insomma si va avanti ignorando quello che per Bersani è un approccio sbagliato in quanto su un tema così importante come una riforma costituzionale necessita il consenso più ampio possibile. «Non credo che voteremo a favore del ddl Boschi» ha concluso Lo Moro. Non sarà la scisisone ma la tensione tra le componenti del  partito guidato da Matteo Renzi si fa sempre  più alta