«Quel giorno ho avuto un problema e sono stata costretta a prendere l’auto di servizio». Deborah Montalbano non nasconde la “colpa”. Alla domanda: «Ha usato per motivi privati una vettura del Comune?», la consigliera comunale del Movimento Cinque Stelle risponde di sì.

Dunque ora non dovrà solo chiarire quel rimborso di 220 euro per i taxi, ma anche gli aspetti di questa vicenda molto più imbarazzante. Già, l’utilizzo di un’auto blu per motivi non istituzionali. Proprio lei che fa parte di un partito che mal tollera certi comportamenti.
Proprio lei che, a torto o ragione, è considerata una “dura e pura”, che fa parte di quel gruppo pronto a far le pulci pure alla Chiara se la sindaca esce fuori dal percorso indicato dai padri nobili del grillismo.
Non nega la Montalbano quanto accaduto il 7 novembre 2017: un’anomalia, che ha portato il giorno dopo l’autista di Palazzo Civico, C.D., a rilasciare una dichiarazione scritta (che pubblichiamo) di quanto avvenuto:

«Il sottoscritto …. autista di Palazzo Civico il giorno 7/11/2017 a seguito della disposizione del coordinatore trasportava la consigliera Montalbano in via…, all’arrivo mi disse di attenderla, passati dieci minuti tornava con una bambina, facendola salire nell’auto mi chiedeva di fare ritorno a Palazzo Civico, perché aveva impegni istituzionali. Il servizio si concludeva alle 16.45. In fede…».

Insomma un uso improprio dell’auto del Comune che, va ricordato, non può essere utilizzarla dai consiglieri comunali (tranne che da eccezioni dettate da un incarico), ma solo dal sindaco e dagli assessori e per le occasioni in cui svolgono un ruolo istituzionale.
Ecco l’anomalia di cui parlavamo che porta C.D. a rilasciare la dichiarazione.
Montalbano spiega come sono andati i fatti, ma non vuole sentir parlare di difesa o giustificazioni.

«Quel giorno ho avuto un problema: la commissione è finita tardi, erano quasi le 16, quando una mia amica mi ha detto che non poteva andare a prendere mia figlia a scuola», spiega.
«Ero in difficoltà perché nessuno dei miei colleghi poteva darmi un passaggio e dovevo partecipare ad un’altra riunione all’Assessorato al Commercio. Così ho chiesto se c’era una macchina disponibile e mi sono fatta accompagnare a prendere la bambina».
«Dopo sono tornata con lei in assessorato e ho partecipato alla riunione, in cui si discuteva del supermercato che doveva aprire alle Vallette. Alle 19.30, quando è finita la riunione, ho preso il bus della linea 29 per tornare a casa».

Basterà questa spiegazione per quietare gli animi dei suoi, già surriscaldati dal caso “rimborsi taxi” oppure qualcuno chiederà che la Montalbano faccia un passo indietro? Per una risposta non bisognerà aspettare molto. Domani, venerdì 12 gennaio, c’è in calendario una riunione degli attivisti M5s. La storia dei 220 euro non era più all’ordine del giorno, ma non è detto che non lo sia l’utilizzo non istituzionale dell’auto blu.

Infatti se per i rimborsi non si può parlare di irregolarità, ma semplicemente di un comportamento non consono alle linee di condotta del Movimento Cinque Stelle, forti dubbi emergono sull’utilizzo dell’auto di servizio.
In fondo a Torino qualcosa di simile è già accaduto e c’è chi ha già pagato per questo, durante un’altra amministrazione.
A Palazzo di Città si ricordano ancora la sorte toccata a un ex dirigente della Polizia Municipale che per aver usato un’auto blu per portare a scuola il figlio è stato rimosso dall’incarico.