Di solito, quando incontriamo per la prima volta una persona con disabilità, proviamo imbarazzo o pietà, anche involontariamente, perché non sappiamo come comportarcie ci chiediamo se dobbiamo aiutare questa persona secondo noi in difficoltà.

Credo che la risposta sia che dobbiamo aiutare chiunque abbia necessità di aiuto e che chieda di essere aiutato.

Non è facile essere una persona con disabilità in Italia, perché ancora oggi siamo considerati persone con bisogni speciali, ancor di più ora, con il nuovo Governo, che ha addirittura istituito un “Ministero per la famiglia e le Disabilità”, come se i nostri bisogni fossero diversi da quelli di qualsiasi altro cittadino.

Indubbiamente non è semplice affermarti in questo Paese se sei “handicappato”, perché devi sempre dimostrare di essere più bravo degli altri e se raggiungi i tuoi obiettivi e cela fai, agl’occhi degli altri è solo perché hai usato una scorciatoia.

Quando ho deciso di candidarmi in Circoscrizione Uno a Torino, nel 2016, ho scelto di farlo portando in politica la mia esperienza nel mondo associativo della disabilità. Non è stato facile perché qualcuno pensava che il Partito Democratico sfruttasse la mia disabilità o che io sfruttavo la mia disabilità per far carriera in politica. Devo ammettere che forse la colpa era un po’ anche mia, perché durante la campagna elettorale ho parlato quasi esclusivamente di accessibilità e dei diritti delle persone con disabilità, ma soloperché questi sono i temi in cui ho maggiori competenze e credo che un politico non debba essere un tuttologo ma si debba occupare dei temi che conosce bene.

Ma la politica deve comunque fare ancora tanto per l’inclusione delle persone con disabilità,  vinceremo questa battaglia quando un politico con disabilità sarà semplicemente un politico che non si occupa necessariamente di disabilità ma per esempio di economia,come il Ministro tedesco Schäuble.

In italia l’unica persona con disabilità che è riuscita a diventare Ministro è stato Antonio Guidi, uno dei più bravi neuropsichiatri infantili d’Italia, scelto come Ministro della Famiglia e la Solidarietà sociale. Antonio mi ha insegnato molto e anche se abbiamo idee politiche diverse, non esito mai a chiedergli un consiglio sulle scelte da fare.

Come dicevo, la colpa forse è anche un po’ nostra. Diciamo che a volte ci fa comodo essere trattati diversamente perché ne traiamo dei privilegi, ma quelle mancette non sono altro che sotterfugi per cercare di avere una piena inclusione nella società.

Noi ora non vogliamo più “privilegi”.  Non vogliamo la tessera gratuita sui mezzi pubblici. Vogliamo pagare le tasse universitarie, vogliamo pagare il biglietto del cinema quando ci andiamo con la nostra fidanzata o fidanzato (si perché sembrerà strano, ma anche noi abbiamo delle relazioni sentimentali). Noi vogliamo pagare tutto, ma la società tutta si deve impegnare ad abbattere tutte le barriere, non soltanto architettoniche, ma soprattutto quelle culturali e mentali. Dobbiamo iniziare ad occuparci di qualcosa che non riguardi per forza la disabilità. Devo ammettere che stavo per commettere un grande errore, quello di occuparmi quasi esclusivamente di temi inerenti i diritti delle persone con disabilità, forse il primo a ghettizzarmi ero proprio io.

Ma ora, grazie ad Enrica Baricco, consigliera regionale del Piemonte, ho capito che potevo occuparmi di qualcosa di diverso che non trattasse solo la disabilità. Infatti, un giorno mi propose di collaborare con Lei diventando il suo assistente in Consiglio regionale, non occupandomi più solo dei miei temi prediletti ma seguendo tutta la sua attività.

Essere una persona con disabilità, non mi ha reso né più duro, né più amareggiato e non ha fatto di me neanche un uomo migliore.

Sono, di fatto, una persona “normale”.