Il consiglio comunale di Torino  ha approvato lunedì scorso il regolamento per l’istituzione del nuovo disability manager, ispirandosi addirittura alla convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità: un iter durato due anni e mezzo dal momento che l’attuale amministrazione ha voluto modificare il modello operativo esistente in passato quando la funzione era in capo al City manager.

L’obiettivo dichiarato è di avere una figura professionale caratterizzata da imparzialità e terzietà rispetto all’amministrazione di cui dovrebbe da un lato orientare dall’altro monitorare le azioni.

Peccato che il governo Appendino si sia fermato a un passo dal traguardo. Perché a nostro avviso la vera terzietà e imparzialità si possono raggiungere solo se si creano tutte le condizioni di partenza.
Lo spiegavo nella mozione che ho presentato in cui si proponeva una modifica statutaria per far si che il disability manager venisse nominato dal consiglio comunale dopo opportune selezioni pubbliche.

La strada che si è scelto di percorrere è invece di una nomina da parte del sindaco.
Insomma dopo ben due anni e mezzo di lavori ci si ferma a un passo dal traguardo, ci si accontenta di istituire una carica senza quegli elementi peculiari che avrebbero reso il disability manager di Torino un unicum in Italia.