di Moreno D’Angelo

I terremoti sono punizioni divine per le scelte di questo Papa. Per tradizionalisti e millenaristi catastrofi, maremoti e l’immancabile fine del mondo sono un parametro fisso con cui Dio punisce il genere umano.Da Sodoma e Gomorra a Norcia.

È quanto è successo per le parole, definite “indegne” nelle scuse ufficiali di Israele all’Italia, del vice ministro per la cooperazione regionale Ayooub Kara, membro del Likud che, sentendo le scosse di terremoto mentre era in Vaticano, le aveva collegate a una punizione divina per l’astensione italiana al voto all’Unesco sul legame tra i luoghi santi di Gerusalemme e gli ebrei. Subito dopo c’è chi ha attribuito le nuove forti scosse nel centro Italia come una ennesima punizione dal cielo per la visita di Papa Francesco ai figli di Lutero in Svezia alla Malmo Arena per omaggiare i 500 anni della riforma e rilanciando l’ecumenismo e l’unità dei cristiani. Tra questi, oltre ai consueti soliti esaltati della catastrofe, si è distinto il giornalista tradizionalista Antonio Socci per il quale non è stato un caso se mentre il Papa festeggia Lutero in Svezia sia crollata la basilica di San Benedetto a Norcia il patrono d’Europa. Socci ha portato avanti la tesi del Dio vendicativo precisando: «il Papa invece di omaggiare Lutero dovrebbe consacrare l’Italia sotto il patrocinio della Madonna».

Secondo questa ottica è come se Dio avesse una sorta di telecomando in mano per far ”ballare”la terra per vendicare atti a lui poco graditi punendo così non tanto i responsabili ma l’intera popolazione.

Sembra incredibile ma è ancora forte quella visione presente tra ultratradizionalisti e tanti fondamentalisti monoteistici secondo cui Dio è un essere di potere assolutistico irascibile e vendicativo vicino solo ai suoi eletti. Una visione di “Deus” assoluto dominatore seduto sul trono con la barba bianca. Quel “Dio degli eserciti” presente nell’antico testamento che, secondo il teologo Vito Mancuso, è alla base della crisi del cristianesimo e al quale contrappone il Dio del logos che si esprime nel bene, presente in qualche modo nei Vangeli. Oggi sempre più persone sono molto dubbiose su dogmi come il peccato originale, la predilezione divina per “un popolo eletto” e tanto più su un concetto di Deus che lancia saette come Giove e manda flagelli di ogni tipo sui cattivi. Molti si pongono questioni sull’origine del male e su altri principi religiosi inferno e paradiso e infallibilità del Papa). Per non parlare dei tanti errori della chiesa di potere, quella che lanciava le armate che sterminavano i catari al grido “dio è con noi” (anche oggi tanto caro ai fondamentalisti). In una società sempre più votata al relativismo e alla secolarizzazione secolarizzata e laica .una Chiesa ferma e arroccata sulla sua storia millenaria non ha molti margini di far crescere la sua reale influenza. Proprio per questo Papa Francesco punta a un nuovo modello pastorale insieme al rilancio del dialogo interreligioso a tutto campo, per dare forza e concretezza a un nuovo ecumenismo che riavvicini alle varie chiese cristiane tutte in crisi di fedeli. Questo cercando di imporre nuove linee guida caratterizzate da trasparenza in Vaticano(a cominciare dalle sue discusse finanze), umanità, sobrietà dei sacerdoti per essere vicini agli ultimi, ribadendo in modo netto la necessità di accogliere i migranti che fuggono dalle miserie del sud del mondo.
Il messaggio del Papa anche a Malmo è stato in tal senso più che eloquente: «L’unità dei cristiani è una priorità e si deve riconoscere con onestà che la nostra divisione, che si allontanava dal disegno originario del popolo di Dio, è stata storicamente perpetuata da uomini di potere di questo mondo più che per la volontà del popolo fedele».
Non sono una novità le parole di elogio e di vicinanza verso i seguaci di Lutero di Papa Francesco anche alla luce di quanto espresso dai suoi fratelli gesuiti verso il teologo tedesco, nato nel 1483, che avviò la riforma protestante il 31 ottobre 1517 affiggendo le sue 95 tesi nella Chiesa di Wittenberg. Oggi la crisi di vocazioni e di fedeli, in un occidente sempre più secolarizzato, è portatrice di nuovo slancio per chi chiede da tempo riforme nella Chiesa come quello sul ruolo delle donne e l’omosessualità. Riforme che incontrano il duro contrasto dei tradizionalisti, tanto più quando questo processo prevede una ripresa del confronto interreligioso in una sorta di nuovo ecumenismo che punta all’unità dei cristiani .

Fa riflettere il fatto che oggi, a fronte di una crisi di vocazioni e di partecipazione attiva alle manifestazioni di culto (messe deserte), si riscontri un grande e diffuso bisogno di spiritualità che, sempre più spesso, porta le persone a condurre percorsi individuali mentre per chi è più fragile può restare facile preda di sette mistiche che continuano a fare proseliti. Questo tanto più in una società che ha perso anche il supporto delle grandi ideologie politiche del novecento. Per questo da tempo Papa Francesco è nel mirino dei conservatori. Non solo di deliranti esponenti di gruppi tradizionalisti ma anche di diversi porporati che hanno storto il naso di fronte alle aperture su divorziati , gay, celibato e sul ruolo della figura femminile nella Chiesa, andando a spulciare sui conti e sulla complessa organizzazione vaticana. Un papa inviso ai tifosi della messa in latino che hanno subito notato il nuovo corso anche da scelte simbolici che hanno visto Bergoglio da subito indossare una croce di ferro e non d’oro o rifiutare le scarpe rosse e tanti fronzoli dei cerimoniali, sviluppando un dialogo diretto con il popolo di fedeli e non solo. Questo facendo emergere l’esigenza di trasparenza e correttezza anche nelle discusse finanze vaticane. A questo si aggiungono i suoi continui appelli per l’accoglienza dei migranti che fuggono dalla disperazione di tante realtà del sud del mondo. Oltre agli aspetti rituali i tradizionalisti vedono come il fumo negli occhi il dialogo avviato da Francesco con il mondo musulmano. Figuriamoci se la scelta di incontrare i seguaci di Lutero, con il chiaro intento di avvicinare le due confessioni, non poteva non scatenare le ira degli ultras della messa in latino di lefebvriana memoria. Si può discutere sul concetto di onnipotenza di Dio ma una cosa è certa: non ha un telecomando in mano per scatenare disgrazie per far morire e soffrire popolazioni per vendicare scelte di Papi e di governi. Dopo tutto l’intero fenomeno millenaristico non potrebbe esistere senza un ricorrente minaccioso pensiero alle catastrofi con cui il Deus distribuisce punizioni. Peccato che di terremoti ve ne siano in continuazione su tutta le terra. Per i fondamentalisti e per quelli che credono che la terra sia stata “inventata” in sette giorni e l’uomo sia nato 4000 anni prima di Cristo questi terremoti sono forse degli schiaffetti per le tante malefatte che da sempre animano il genere umano. Intanto lo scontro tra tradizionalisti e progressisti si sviluppa in particolare tra i porporati in Vaticano e il tanto amato Papa Francesco più spinge sulle riforme più incontra avversari impegnati a difendere privilegi e status quo.
Sul “sentire” religioso e sulla necessità di riforme concludiamo con le sarcastiche parole di commento al crollo di Norcia del critico d’arte Vittorio Sgarbi: «E’ inquietante quello che è accaduto, per chi crede soprattutto. Se uno non crede se ne fa una ragione, ma se uno crede si chiede che c***o di patrono abbia, se non è capace neanche di tenere in piedi la propria chiesa. Vuol dire che dio si fa i c***i suoi. Se crolla San Benedetto uno diventa ateo, è uno di quei posti in cui pensi che il cielo possa metterci una buona parola», aggiungendo:«Non è crollato un santuario qualunque, ma uno dei più importanti santuari della cristianità».