In questa campagna elettorale è scattata la legge del contrappasso verso i giovani del Duemila, i primi del Terzo millennio. A beneficiarne sono quelli dell’anno precedente, il 1999. Questi ultimi erano stati letteralmente ignorati dalle cronache di fine Novecento, negletti di un secolo consegnato alla storia e ai suoi archivi. Il Duemila era vissuto in tutte le sue sfaccettature, che contemplavano anche la paura dell’apocalittico millennium bug o baco del millennio, come il nuovo che avanza.

Il voto del 4 marzo, all’opposto ha rilanciato la classe 1999 con un’attenzione reiterata sui giornali. Intere paginate dedicate a quel mitico numero, con inchieste cadenzate sullo stato d’animo dei neo elettori, sulle loro attese e speranze, sul rapporto con la politica e sul probabile segno che verrà inciso sulla scheda elettorale. Più che coccolati questi ragazzi del ’99 con un richiamo troppo scontato da apparire banale agli altri, a quelli di cento anni fa, gettati nella fornace della Grande Guerra a difendere la linea della Piave, sì proprio con la concordanza al femminile, come scrivevano i fogli dell’epoca. Insomma, per i ragazzi del 1999 è una sonora rivincita.

Viene da pensare, con il soccorso di un celebre aforismo, che il tempo è galantuomo, se non fosse che con i tempi che corrono si sia perduta la nozione di galantuomo. Qualcuno però sommessamente potrebbe, dovrebbe, ricordare che si recheranno a votare anche i ragazzi del Duemila, nati entro il 4 marzo. Complessivamente l’Istat ne ha registrati nell’anno 538.999, circa 15 mila in più rispetto al 1999. Con un calcolo spurio, si può argomentare che i capostipiti del Terzo millennio italiano con la scheda elettorale nel cassetto siano poco sotto i 90 mila. Un cenno di riscontro, almeno dai partiti, lo meriterebbero, no?