Cos’è un “bene comune”? Ci sono beni che non coincidono né con la proprietà privata, né con la proprietà dello Stato, ma esprimono diritti inalienabili dei cittadini.

Questi sono i “beni comuni“.  E tra questi il diritto alla vita e il bene primario dell’acqua.

Tutti ne possono godere e nessuno può escludere gli altri dalla possibilità di goderne.

Contrastare la cultura politica dell’acqua come merce, promossa dalle principali imprese multinazionali e condivisa dalle classi politiche di diversi Paesi del mondo, fa assumere al dibattito sui modelli di gestione e di governo delle risorse idriche, in Italia come in Europa e a livello mondiale, le caratteristiche di un sfida epocale, una sfida di civiltà che se sarà persa potrà incidere pesantemente sulle pacifica convivenza delle future generazioni sul pianeta Terra.

I Movimenti e le espressioni organizzate della società civile, di ogni comunità locale intesa come insieme di cittadini e di valori, sono i motori di questo necessario protagonismo.

L’acqua come bene comune deve essere difeso e gestito in modo solidale, attraverso strumenti di gestione e governance adeguati ed efficaci.

Nel territorio metropolitano di Torino abbiamo il miglior servizio idrico integrato d’Italia

È per questo che sono profondamente convinto che il modo migliore per garantire l’acqua come bene comune, sia verificare innanzitutto, il soddisfacimento di quantità, qualità e continuità del servizio. Quantità intesa come volume di acqua potabile resa disponibile ai consumatori.
qualità come conformità delle acque fornite ai requisiti di potabilità e continuità fornitura di acqua destinata al consumo umano nel tempo, senza interruzioni.

Fino ad oggi la società SMAT s.p.a e l’ATO3 si sono rilevati gli strumenti più efficaci di gestione e di rappresentanza dell’acqua pubblica torinese utilizzando qualsiasi parametro di rilevamento e di paragone rispetto ad ogni realtà italiana.

Nel territorio metropolitano di Torino abbiamo il miglior servizio idrico integrato d’Italia, gestito da una società a capitale interamente pubblico in favore di 292 comuni per complessivi 2,3 milioni di cittadini.

Con le leggi regionali n.13 e n.7 rispettivamente del 1997 e del 2012 la Regione Piemonte ha istituito le Autorità d’Ambito ed ha previsto le modalità di partecipazione degli Enti Locali, Comuni, Province e Comunità Montane, consentendo e promuovendo un coinvolgimento diretto dei rappresentanti locali dei cittadini.

Nel corso degli anni e a seguito del referendum del 2011, per volontà di questi amministratori su stimolo dei comitati referendari, è stato incrementato dal 75% al 90% il quorum necessario per scongiurare modifiche statutarie che incidano sulla compagine pubblica.

Nel 2013 si è concluso così il percorso di ripubblicizzazione della SMAT garantendo la natura pubblica della società e, conseguentemente, anche le scelte di indirizzo della società.

Proprio in quanto Azienda di natura pubblica, SMAT ha potuto adottare la proposta tariffaria deliberata dall’ATO3 Torinese con una riduzione delle tariffe per gli usi municipali, e progressivamente di ampliare il numero delle famiglie in difficoltà economica di beneficiarie delle riduzioni tariffarie.

Con un fatturato che supera i 400 milioni di euro, utili per più di 60 milioni ( di cui 50 vincolati ad investimenti nel servizio idrico, 10 assegnati ai comuni per sostenere attività mirate a tutelare le fonti di approvvigionamento idropotabili, garantendo lo sviluppo e l’efficienza del servizio) SMAT rappresenta un esempio di buona gestione del bene comune.

I Comuni montani per esempio utilizzano gli utili per opere di prevenzione e recupero del dissesto idrogeologico in una logica di equa “restituzione” della risorsa acqua che proviene per lo più da quei territori.

Tutto ciò è stato possibile anche attraverso il superamento, fin dagli anni ‘90, della forma di Azienda Speciale gestrice di servizi pubblici, in Società per Azioni consentendo di conseguire obiettivi di trasparenza delle decisioni, di capacità di accesso al credito e di buona conduzione gestionale delle aziende.

Eppure, nonostante tutto ciò, vi è ancora chi sostiene che il modello gestionale da seguire dovrebbe essere quello fallimentare di Napoli!

Dobbiamo respingere con forza qualsiasi ipotesi di smantellamento

A chi propone la trasformazione di SMAT ricordiamo che questo vorrebbe dire esporre gli Enti Locali e quindi i cittadini a coprire eventuali perdite di esercizio di una nuova Azienda Speciale Consortile che condividerebbe per sua natura il proprio patrimonio con quello dei comuni Soci.

Significherebbe compromettere la credibilità finanziaria di una Società che nel tempo ha acquisito la denominazione di Ente di Interesse Pubblico, sottoponendosi così ad ulteriori adempimenti di garanzia e di controllo sui capitali investiti.

Imporrebbe ai 292 Consigli Comunali attualmente soci l’approvazione del bilancio annuale della società, riducendone l’operatività.

Oggi, ancora una volta, abbiamo il dovere di respingere con forza qualsiasi ipotesi di smantellamento dell’articolato servizio idrico del torinese.

Abbiamo il dovere di difendere la qualità di SMAT e dell’acqua come bene comune.