C’era una volta il “Sistema Torino” … Ove mai la politica potesse assumere i contorni favolistici o della fiaba, potrebbe essere questo l’incipit del racconto. Per rimanere con i piedi ben piantati nella realtà, dico subito che ho appreso con vivo interesse le riflessioni del collega del PD Stefano Lo Russo. Le sue parole manifestano, a mio giudizio, due esigenze: da un lato, rimettere in campo un sistema di alleanze e spezzare l’isolamento in cui si trova oggi il PD; dall’altro lato, Lo Russo si mostra preoccupato per il tipo di opposizione da allestire rispetto alla giunta pentastellata.

Non essendo, né volendo essere l’esegeta delle sue riflessioni, mi limiterò qui a esporre la posizione di Forza Italia rispetto all’attuale giunta. Fin dal giorno del suo insediamento, sono stato un convinto assertore di un’opposizione “sulle cose”, sui fatti, evitando di inquadrare la giunta Appendino negli schemi tradizionali ideologici e “post” della politica. È sulle questioni che riguardano la vita di Torino e dei torinesi il terreno su cui Forza Italia ha lanciato la sua sfida al M5s, ben consapevoli che la credibilità politica di un partito si misura oggi non più, o non solo, sul suo pedigree ideologico, ma sulla capacità dei suoi amministratori di trovare soluzioni rapide e compatibili ai problemi dei cittadini.

Con questo metro Forza Italia ha preso le misure alla giunta Appendino. Con questo metro Forza Italia è pronta a misurarsi con le altre forze di opposizione. Stare sulle cose, sulle questioni che toccano la quotidianità e la qualità della vita è il nuovo terreno su cui la politica deve giocare una sfida decisiva per la sua credibilità e, quindi, per ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini.

Su questo terreno il movimento Cinquestelle sta dilapidando, con una rapidità che mi sorprende, il capitale di consensi acquisito con altrettanta rapidità. Sta accadendo, a Roma, mi sembra, con evidenza più plastica che a Torino, che il M5s si venga a trovare nello scomodo ruolo dello stregone vittima del suo stesso sortilegio. Aver promesso l’avvento di un’era nuova, di una stagione in cui “uno vale uno”, insomma, un Nuovo Inizio della storia con la democrazia diretta “a chilometro zero” e i risultati che scivolano dal produttore al consumatore: tutto questo minaccia ora di risolversi in un boomerang per i predicatori del Nuovo Inizio.

Che fare? dobbiamo chiederci con Lenin ma contro Lenin. Forza Italia ha scelto una strada e percorrerla comporta fatica, pazienza, tenacia. La dialettica implica la presenza di una tesi e di un’antitesi. Alla politica spetta il compito alto di costruire una sintesi: è in questo schema che Forza Italia ha costruito la sua posizione e l’atteggiamento nei confronti della giunta Appendino. Con una riserva, però, molto importante: la politica rimane, per me e per il mio partito, il luogo in cui ogni questione ha bisogno di una “prospettiva”, di una “durata”. Amministrare Torino è un’impresa complessa e stimolante, per vincerla bisogna coniugare l’abilità del “day by day” alla profondità temporale: impostare una strategia politica è come innaffiare il giardino. Fiori e frutti hanno il loro tempo per manifestarsi.

Comprendo bene le ragioni che hanno spinto il collega Lo Russo a toccare il tema delle alleanze, prioritario per il PD costretto oggi, sul piano nazionale, a un isolamento strategico in cui mai si era trovato. La linea di demarcazione individuata da Lo Russo fra “responsabili” e “populisti”, termine al quale preferisco quello berlusconiano di “ribellisti”, può risultare convincente ma, temo, risulterebbe poco vincente sul piano delle alleanze. Emanuel Macron ha vinto le elezioni politiche francesi scegliendo l’azzardo di una linea di frattura fra “europeisti” e “antieruopeisti”, ma sono bastati pochi mesi perché il suo consenso tra i francesi crollasse. Alleanze e strategie politiche costruite su differenze non più ideologiche – europeisti e no, responsabili e no, animalisti e contrari – hanno la capacità di mobilitare l’opinione pubblica nella fase del voto, salvo, il giorno dopo, rivelarsi un collante troppo fragile. È ipotizzabile, per un periodo di tempo limitato, immaginare forme di collaborazione non destinate necessariamente a risolversi in un governo di larghe intese. In politica, un partito responsabile è tale quando agisce, al governo o all’opposizione, seguendo gli stessi indirizzi e perseguendo gli stessi obiettivi. E su questo terreno i grillini stanno perdendo la sfida. Più utile e proficuo, per completare il mio pensiero, è ipotizzare un più ampio respiro dialettico all’interno delle forze politiche tradizionali. Perché l’ascesa grillina, diciamolo tutta, è stata resa possibile dal vuoto politico lasciato dagli altri partiti. È dentro i partiti, nella riscoperta del loro ruolo di formazione civile e di ceto dirigente, che si trova la risposta più forte al ribellismo. I cittadini si sono fatti esigenti e guardano con sospetto crescente alle lusinghe e alle promesse di una politica pigliatutto e che tutto promette a tutti. Per questa ragione parole come moderati, riformisti, cattolici e liberali, progressisti, socialisti sono oggi meno vuote di un tempo. E il voto tedesco del 24 settembre starà lì a dimostrarlo.