di Giulia Zanotti

Ha chiesto la scarcerazione Rocco Schirripa, il panettiere arrestato lo scorso 22 dicembre con l’accusa di aver preso parte all’omicidio del procuratore capo di Torino Bruno Caccia il 26 giugno del 1983.
l’uomo attraverso il suo legale, l’avvocato Basilio Foti, ha presentato la richiesta al Tribunale del Riesame di Milano. «Schirripa e’ finito in carcere sulla base di un quadro indiziario indiretto» ha detto l’avvocato Foti per il quale le prove utilizzate dalla procura di Milano e dai pm Ilda Boccassini e Marcello Tatangelo, sarebbero state acquisite in modo anomalo. In particolare Foti fa riferimento alle intercettazioni tra Schirripa e il cognato Placido Barresi, legato al boss della ‘ndrangheta Belfiore: «Una cosa sono le impressioni della polizia – ha spiegato il legale – altra cosa è quello che emerge dalle intercettazioni». Non solo. L’avvocato avrebbe avanzato a difesa del suo assistito anche errori nell’identikit in quanto Schirripa nel 1983 non portava i capelli lunghi, ma era già stempiato, mentre la foto da cui sarebbe stato identificato risale a dieci anni prima, nel 1973.
L’udienza davanti al Tribunale del Riesame verrà fissata nei prossimi giorni.