Da una parte 22 voti favorevoli, paletti e polemiche, d’altra 36 voti a favore su 38 votanti. Torino e Milano distano 126 chilometri in linea d’aria e il destino olimpico potrebbe accorciare o allungare le distanze.

Ora: ci sono le due delibere per la candidatura alle Olimpiadi 2026. Quella votata da una maggioranza risicata a Torino, dove due consigliere pentastellate – Daniela Albano e Marina Pollicino – non si sono presentate perché contrarie (se avessero votato contro o si fossero astenute sarebbero state cacciate, secondo il nuovo regolamento M5s), il Pd che si astiene e un voto contrario di Deborah Montalbano, e quella di Milano che vede solo due astenuti e un consigliere della Sinistra, Basilio Rizzo, che esce dall’aula.

Ma quali sono le differenze tra le due delibere che porteranno il CONI a scegliere, sempre che il tandem non ritorni di moda entro il 10 settembre, chi rappresentare l’Italia nella candidatura?

Innegabile: nel documento uscito dalla Sala Rossa ci sono più comandamenti che in una religione. Milano non ha pretese, ma neppure le montagne. Da una parte si rispetta il CONI dall’altra non si accettano le sue regole.

E allora pubblichiamo le due delibere integralmente,  visto che molti ne hanno sentito parlare, ma che forse in pochi hanno letto e confrontate. Prima quella milanese poi quella torinese. Infine vi chiediamo di indossare il panni del CONI e decidere: voi al posto suo, secondo i suoi canoni, chi scegliereste tra Torino e Milano?

Che parlino i documenti, dunque.